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Architettonicamente, questo altare ripete la
struttura dell’altare dedicato a S. Agata: recinzione con balaustra a
colonnine sagomate in marmo policromo; mensa ed alzato ugualmente in marmo
con intarsi : due basamenti laterali per parte, dai quali si innalzano due
colonne rudentate con capitelli compositi, sul cui abaco poggiano le parti
esterne di un timpano curvilineo e che, in corrispondenza delle colonne
laterali esterne, recano un pinnacolo ad intagli; tra le colonne binate sono
inseriti due dipinti per marte: raffigurano S. Isidoro e S. Oronzo, a
sinistra, S. Rocco e S. Gennaro, a destra, attribuiti a Nicolò Malinconico.
Sul fronte di ciascun basamento esterno è incastonato uno scudo a stucco con
corona e palme, simboli del martirio e della gloria di S. Sebastiano.
In aderenza alla parete, oltre le colonne
esterne una mensola a volute funge da base ad una cornicetta in pietra con
pinnacolo superiore, entro la quale è
racchiuso un piccolo dipinto di S. Fausto, a destra, e di S. Biagio sulla
sinistra.
Gran parte della struttura abbonda di
decorazioni in oro.
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La tela, che occupa
l’intero dossale, ritrae il martirio di S. Sebastiano, opera dovuta
sicuramente a Nicola Malinconico. Non vale, perciò, “attribuzione del
dipinto a Carlo Malinconico, figlio di Nicola, venuto a Gallipoli alla
morte del padre a continuare il lavoro; se è vero infatti, che nel S.
Sebastiano non si scorgono la piena magnificenza e l’inconfondibile
luminosità delle opere di Nicola Malinconico che ornano tanta parte
della Cattedrale, è pur vero che la tela in parola non presenta quel
". .certo indurimento nei tratti e la notevole stanchezza di fattura"
che invece caratterizzano le opere di Carlo Malinconico |
Anche il nostro L. Franza precisa che “...il
quadro di S. Sebastiano è del Cav. Nicola Malinconico e si badi bene a non
confonderlo con Carlo Malinconico...”
La vicenda conclusiva della vita del Santo
è resa, nell’interpretazione pittorica dell’artista napoletano, con quel
vivo realismo che scaturisce dal perfetto disegno anatomico del personaggio
principale, dal morbido panneggio che riguarda le figure femminili, dalla
ben dorata prospettiva dell’insieme della scena.
Il Santo, appena coperto da un bianco
drappo intorno ai fianchi, è al centro del dipinto, in piedi, al sommo di
una scalinata; ha il braccio destro costretto all’indietro e quello sinistro
sollevato sino all’altezza della testa, entrambi legati con lacci ad un
tronco d’albero ; tutt’intorno sono i carnefici intenti ad eseguire la fase
preparatoria del martirio, che sarà completata dalle frecce saettate dagli
arcieri.
Un po’ più all’esterno, a destra o a
sinistra, ed anche verso la parte inferiore del dipinto, figure maschili e
femminili, soldati e popolani assistono con diversa partecipazione alla
vicenda; alcuni con emozione, altri con evidente scherno, altri ancora con
visibile dolore.
Un insieme che arieggia in parte lo schema
composito della tela del martirio di S. Agata, ma che non la uguaglia. |