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Si impone, però, l’esigenza di adeguarlo
al tono di solennità, che via via acquista la Cattedrale, e di renderlo
più rispondente sotto l’aspetto funzionale liturgico, anche per
l’aumentato numero delle Dignità e dei Canonici del Capitolo, non pochi
dei quali particolarmente esperti nella musica e nel canto gregoriani.Se
ne rende conto l’instancabile Vescovo O. Filomarini, il quale, qualche
tempo dopo il suo insediamento al governo della Diocesi gallipolitana,
vi provvede in parte con proprio denaro e in parte con il ricavato di
singolari iniziative.
Ovviamente, affinché il nuovo coro
rispondesse alle accennate esigenze e finalità, si dovette procedere,
innanzi tutto all’ampliamento della struttura muraria e, pertanto,
secondo quanto riferisce il Franza, “... fu piantato il nuovo coro nel
giorno 14 ottobre 1706 ... e a ciò si impose un tornese a rotolo sulla
carne di macello, che in due anni fruttò mille ducati (il tornese era
una moneta in circolazione nel Napoletano ed equivaleva a dieci
centesimi; il ducato aveva il valore di £. 4,25, nel settecento) ... il
31 gennaio 1707, fu posta l’ultima pietra alla volta del Coro nuovo, e
si cantò l’inno ambrosiano”
G. Castiglione aggiunge che il vescovo
Filomarini non solo si adopera a fare ampliare la zona del nuovo Coro,
ma fa anche sistemare “…i sedili disposti a tre ordini, lavorati in
legno di noce con eleganti intagli, fiorami ed altri fregi da un celebre
artista tedesco, Giorgio Aver.
Questi aveva sposato una gallipolina.
Viene così creata una struttura che risulta davvero singolare e che
contribuisce a dare un tono di maggiore sacralità a tutto lo spazio
presbiteriale.
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