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L’Invenzione della mammella di S. Agata |
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Sulle pareti dell’attico, che si sviluppa
nella navata centrale e sotto la grande tettoia. sono inserite,
alternativamente ai finestroni, dieci tele racchiuse entro cornici ad
intagli e sagomate nella parte superiore:tutte delle stesse dimensioni, sono
opera di Nicolò Malinconico e rappresentano i diversi momenti del
prodigioso evento dell’8 agosto 1126, relativo all’invenzione della mammella
di S. Agata sul lido a sud-est di Gallipoli.
L’artista napoletano narra la vicenda
con grande realismo, reso più convincente dalla sua perfetta tecnica
pittorica, che rivela chiari riferimenti al suo maestro Luca Giordano, per
il tocco rapido, per la prodigiosa inventiva e, soprattutto, per la
brillante cromia” . Lungo l’attico, sulla destra della navata, sono sistemate le prime quattro tele: - La prima raffigura la navicella, dal fatidico nome Gallipoli, di padron Goselmo, che ha come compagno il francese Gilbert; i marosi hanno costretto all’approdo sulla spiaggia in prossimità del Cotriero l’imbarcazione, sulla quale sono le sacre reliquie della Martire Agata trafugate a Costantinopoli e custodite in due casse; |
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- Nella quarta è rappresentata la stessa donna che sogna una bellissima giovane: questa le rivela che la piccina ha in bocca una mammella recisa. La zona dell’attico, al di sopra del grande dipinto della cacciata dei profanatori del tempio, è ornata con altre due tele riguardanti il prodigio: L’una, che esprime il vano tentativo della madre che cerca di togliere dalla bocca della figlioletta la mammella, l’altra, che ritrae l’intervento del Vescovo Baldrico recatosi processionalmente sul posto. |
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Nella sequenza dei dipinti è, perciò, la rappresentazione pittorica che procede come una vera e propria narrazione, che viene rivissuta con viva partecipazione e con una forte carica emotiva. Nicola Malinconico, per poter fissare sulla tela con precisione e con la perizia della sua arte, molto probabilmente, ha tenuto presente la descrizione della invenzione della Mammella di S. Agata, così come inserita nella Santa Visita Pastorale locale di Mons. G. Montoja, del 1660. |