|
Una ulteriore costruzione a tre piani e
con ampie finestre verso l’interno si saldava al grande campanile,
continuava in corrispondenza della fiancata destra della Cattedrale e,
sviluppandosi ad angolo retto, andava ad addossarsi alla zona absidale
esterna del sacro edificio: molto probabilmente costituiva la residenza
del Vescovo e creava, al piano terra, un atrio scoperto.
Per poter dare una descrizione
dell’interno di questa antica Cattedrale bisogna necessariamente
riferirsi ancora a quegli studiosi e scrittori locali che se ne sono
interessati, sia pure con qualche discordanza.
Per il Ravenna, che continua a mutuare
dalla S. Visita Pastorale del vescovo P. Cvho del 1567 (purtroppo andata
perduta?), la planimetria presentava tre navate con l’altare maggiore
ergentesi in fondo alla navata centrale, ed altri quattordici altari più
piccoli sia nella navata sinistra che in quella destra. Riportiamo
ancora dal Ravenna:
“Quei del lato destro erano sotto i
seguenti titoli:
1- Altare e cappella di S Giovanni
Battista — patronato di Dr. Bernardino Crisigiovanni
2 - Altare di S. Lorenzo - patronato di
Antonio Lachibari
3 - Altare di S. Veneranda , senza
patronato
4 - Altare di S. Agapeto - senza
patronato
5 - Altare di S. Cosma e Damiano - senza
patronato
6 - Altare di S. Lionardo - senza
patronato
7 - Altare del Presepe - senza patronato
8 - Altare dei Magi - senza patronato
9 - Altare di M. Vergine - senza
patronato
10 - Altare dell’Annunciazione di M.
Vergine - senza patronato
11 - Altare di S. Nicola - senza
patronato
12 - Altare dell’Assunzione di M. Vergine
- senza patronato
13 - Altare della Purificazione di M.
Vergine - senza patronato
14 - Altare dello Letterio? - senza
patronato
Quei del lato sinistro erano sotto i
seguenti titoli
1. Altare del Corpo di Cristo o del
Sacramento - della antica omonima confraternita
2 Altare della Natività di Maria Vergine
- senza patronato
3 Altare del Santo Spirito - senza
patronato
4 Altare dell’ Assunzione di M. Vergine -
patronato di Antonio Tricarico
5 Altare di S. Marco - patronato della
famiglia Specolizzi
6 -Altare della Purificazione di M.
Vergine - patronato di Lupo Coppola
7 - Altare di S. Venera - patronato di
Paolo Almandrino
8 - Altare di S. Sebastiano - patronato
della Università Callipolitana
9 - Altare della Natività di M. Vergine
- patronato di Samperio e Angelo Pirelli
10 -Altare di S. Giovanni Battista -
patronato degli eredi della fa miglia Guglielmo Portiterri
11 - Altare della Purificazione di M.
Vergine patronato della famiglia Camaldari
12 - Altare di S. Antonio di Padova -
senza patronato
13 - Altare di S. Giovanni Battista e del
Crocefisso - compreso tra due colonne di marmo che sostenevano il
pulpito
14 - Altare di S. Agata - fatto erigere
nel mezzo della navata centra le dal vescovo Zelodano, come
testimoniavano le sue insegne incise lateralmente.
La notizia, che è riferita da Ravenna
non è da escludere in assoluto dal momento che S. Agata era stata già
eletta ed acclamata Patrona della Città e dell’intera Diocesi ed a Lei
era stata dedicata la Cattedrale.
Ciò risultava dalle due lamine di piombo
murate nella fabbrica dell’antica Chiesa Cattedrale la prima di esse
recitava “D.O.M TEMPLUM HOC QUOD PRIUS BEATO JOHANNI CHRISOSTOMO NUNC
DIVAE AGATHAE MIRACULOSA MAMMILLA INVENTIONE CALLIPOLIS GRATAE
SERVITUTIS OSSEQUIUM D.D.D»
La seconda lamina recava la data
“ANNO DOMINI MCXXVI”.
Dette lamine, ritrovate in effetti nella vecchia
fabbrica, per decisione di mons. O. Filomarini, furono inserite nel
fastigio del dorsale del nuovo maestoso altare dedicato a S. Agata e
l’evento venne registrato “… mediante instrumento del notaio Leonardo
Oronzo Misciali di Gallipoli, sotto la data del 2 novembre 1719”.
Un così gran numero di altari trova la sua spiegazione
nel fatto che “…in quei tempi si eressero da varie famiglie dei benefici
ecclesiastici e colui che non aveva la cappella pubblica erigeva un
piccolo altare nella Cattedrale con l’obbligazione al sacerdote di
celebrare all’altare medesimo”.
Il can. Francesco D’Elia, che fa pure
riferimento alla S. Visita Pastorale di mons. P. Cybo, asserisce che
“... la Chiesa Cattedrale del XI secolo era composta da cinque navi e
che, nella descrizione degli altari, si parla di ala prima et ala
seconda a destra, e di ala prima et ala seconda a sinistra.., con 31
altari, compreso l’altare maggiore”
Se però teniamo presenti le
precisazioni contenute nella S. Visita Pastorale di mons. G. Montoja
del 1660, che cioè l’antica Cattedrale di Gallipoli “… paucis ab hinc
annis denuo raedificata loco alterius Cathedralis jam dirutae ... erat
parvae capacitatis, parum decentis structurae, et ruinam minabatur...’,
le notizie riportate sia dal Ravenna sia dal D’Elia appaiono in evidente
contrasto riguardo al numero degli altari e delle cinque navate, anche
perché le cattedrali erette nel rispetto delle caratteristiche
dell’arte romanico-pugliese avevano in genere soltanto tre navate.
E’ più logico, quindi, ritenere che
l’antica Cattedrale gallipolitana, eretta presumibilmente nel XI secolo,
abbia avuto tre sole navate e che lungo le pareti laterali ci sono state
delle piccole cappelle o edicole dedicate ai ventotto o trenta Santi,
rispettivamente secondo quanto riportava il Ravenna ed il D’Elia. i
quali si rifanno al vescovo Cybo.
Non è da escludere, tuttavia, che dall’XI
secolo agli inizi del XVII, la fabbrica abbia avuto bisogno di
opportuni lavori per assicurare la stabilità o per sostituire le parti
intaccate dall’usura del tempo o addirittura cadenti, senza tuttavia che
questi interventi avessero alterato le caratteristiche strutture
originarie.
D’altra parte, nel Libro Rosso della
Città di Gallipoli leggiamo che nell’aprile del 1485 la Universitas
umilia a re Ferdinando d’Aragona una petizione, affinché intervenga a
fare eseguire quegli urgenti lavori che la fabbrica della Chiesa
Cattedrale richiedeva; ed ancora nel maggio del 1497 una più pressante
richiesta viene indirizzata a Federico II d’Aragona, in quanto
era addirittura crollata un’ala della Cattedrale “... et sta discoperta
et la pioggia che fa tutta integra va per la Chiesa quale è tanto nociva
una con el vento entra senza reparatione... et non avendolo fatto detto
nostro Vescovo, dare licentia et permettere ad essa Università possa
pigliare tanto d’entrate di essa Chiesa quanto saranno necessarie al
repararnento suddetto...”
A seguito dell’invito del re, il vescovo
Alessio Zelodano dispone “... di spendere ciascun anno sei once di oro
pe’ bisogni della Chiesa Cattedrale...” e così “…. rinnovò le due ali
della Chiesa antica”.
Bartolomeo Patitari, inoltre, nelle sue
“Memorie”, annota che la Cattedrale, a seguito dell’usura del
tempo, aveva bisogno di essere restaurata.
Il Ravenna afferma, invece, che, pur
dovendosi ritenere certa l’esistenza della Chiesa Cattedrale sin dal
secolo XI, questa viene distrutta nel 1284, allorché Carlo I d’Angiò
occupa e rade al suolo Gallipoli, distruzione che costringe gli
abitanti a rifugiarsi nella vicina Alezio e nel contado circostante,
dove dimorano per circa cento anni, ed il vescovo ad esercitare le sue
prerogative, avvalendosi, come “Cattedrale” della Chiesa della Lizza,
alla quale per tutto quel tempo si diede il titolo della Protettrice S.
Agata.
Ed ancora il Ravenna suppone, a titolo
personale, che la Chiesa Cattedrale di Gallipoli viene riedificata
insieme alla Città intorno agli anni 1314.
Ma Carlo Massa ha potuto dimostrare,
sulla scorta di ineccepibili documenti, che non si è potuto
assolutamente verificare l’evento della distruzione dell’abitato e
della Cattedrale.
E’ soltanto nel 1629 che, in sostituzione
della precedente, se ne costruisce una nuova.
L’usura dei materiali, infatti, si
manifesta in termini di pericolo di nuovi crolli agli inizi del secolo
XVII, tanto da giustificare la preoccupazione di mons. G. Montova
perché le strutture risultavano parum decentes e la
fabbrica, nel suo insieme, minabatur ruinam.
Si imponeva, perciò, procedere alla
demolizione del vetusto sacro edificio ed alla conseguente edificazione
di una nuova Chiesa Cattedrale. |