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Stampa del XVII secolo di Gallipoli

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Diploma di Re Ferrante d’Aragona del 9 Dicembre 1484 in cui è contenuta la richiesta di reintegrazione territoriale della Diocesi di Gallipoli

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Iscrizione bizantina,datata 1372-73, che ricorda la costruzione di un Ospedale per interessamento di un tale Giorgio Longo e di sua moglie Gemma, entrambi di Andrano (Le). La parte più interessante è costituita dal fatto che alla inaugurazione sono presenti i Vescovi titolari delle quattro diocesi suffraganee di Otranto: Donadeo di Castro, GiovanniAnglici di Alessano e Ciriaco di Gallipoli


 

 L’ANTICA DIOCESI DI GALLIPOLI

 

Nell’affrontare il problema dell’origine della sede episcopale di Gallipoli, ci troviamo senza dubbio dinanzi alla difficoltà di non poterne indicare il tempo preciso, in quanto, essendo molto antica e non essendoci pervenuti documenti e testimonianze, andati perduti probabilmente per le varie vicende storico-politiche vissute dalla Città, tale origine rimane oscura ed incerta.

Tuttavia, un qualche contributo in favore dell’antichità della istituzione viene dalla «tradizione petrina», accettata da alcuni scrittori di cose sacre come Ugelli, Tasselli, Rodotà, Baronio, seguita anche da cronisti e da memorialisti locali quali Camaldari, Rossi, Micetti, Marciano, Ravenna, Arditi, Maggiulli e della quale, in tempi più recenti, hanno trattato D’Angela e Capone.
Cerchiamo di indicare i termini della ricordata «tradizione petrina», la quale, in sostanza, pone in età apostolica l’origine delle Sedi episcopali del Salento e quindi anche di quella di Gallipoli.
La nostra città, sorgendo in un sito dell’antica Sallentina sul litorale ionico e perciò sulle rotte marittime dal vicino Oriente verso Occidente, ha costituito gia sempre un comodo e sicuro approdo per coloro che seguivano tali rotte: è opinabile, pertanto, che ciò sia avvenuto anche per l’Apostolo Pietro, il quale, nel suo viaggio da Antiochia a Roma intorno agli anni 40, pose piede nella Sallentina, dove svolse l’opera di evangelizzazione o la fece svolgere da qualcuno dei suoi condiscepoli.
Secondo quanto scrive il Baronio, il Principe degli Apostoli. dirigendosi a Roma nel 43, sbarca in Terra d’Otranto, nel cui territorio rimangono «vestigia nobilia» di questa sua presenza nelle tante chiesette edificate in suo onore.
L. Tasselli e gli scrittori locali, come il Rossi, il Micetti, il Ravenna, forti del contributo delle «voci popolari», ritengono vera l’evangelizzazione apostolica di Terra d’Otranto e la creazione delle prime sedi episcopali di Gallipoli e di Leuca.
Per l’Arditi, è fuor di dubbio che S. Pietro sia approdato intorno all’anno 43 ad Otranto, che vi abbia predicato la legge del Cristianesimo e che poi abbia evangelizzato molti altri luoghi del territorio salentino.
Anche il Maggiulli ritiene accettabile la «tradizione petrina», della quale trattano con autorità numerosi scrittori di argomenti sacri, che egli cita sia pure confusamente: è S. Pietro che diffonde la fede cristiana nella provincia di Terra d’Otranto ed al suo nome vengono dedicate in molti luoghi delle piccole chiese.
Per quanto riguarda in particolare Gallipoli, la presenza del Principe degli Apostoli avrebbe testimonianza nella chiesetta intitolata S. Pietro de’ Samari, sita a cinque chilometri dalla città sul litorale di scirocco, dove l’Apostolo, proveniente da Antiochia, sarebbe sbarcato o sarebbe giunto dopo aver messo piede ad Otranto in seguito al naufragio della nave che lo trasportava: quivi avrebbe predicato e battezzato i primi neofiti, secondo l’invito di Cristo “euntes in mundum universum et praedicate Evangelium omni creaturae”  
La stessa «tradizione petrina» legittima per Gallipoli anche la nomina di Pancrazio, condiscepolo di S. Pietro, a primo vescovo della Chiesa gallipo1itana, nomina ritenuta necessaria anche per assicurare una opportuna guida spirituale al gran numero di nuovi cristiani del centro abitato e del circostante contado.
Quella nomina, però, anche se collegata ad una tradizione, è una verità storica innegabile, perché Pancrazio è vissuto effettivamente nel I secolo ed ha governato per alcuni anni la chiesa di Gallipoli prima di recarsi in Sicilia, dove subì il martirio. Ed è altrettanto vero che, dopo la sua proclamazione a Santo, Egli viene onorato e venerato con viva devozione della comunità ecclesiale locale, alla stessa stregua che la Chiesa di Brindisi venera S. Leucio (pure questi discepolo di S. Pietro) e la Chiesa di Lecce onora S. Oronzo, discepolo di S. Paolo.

A proposito della «tradizione petrina» riguardante la istituzione delle sedi episcopali nel Mezzogiorno d’Italia, precisiamo che anche Roma, a partire dal V secolo, ne difende energicamente la validità, ritenendo, tuttavia, detta istituzione successiva all’insediamento di Pietro in Roma come primo vescovo e come primo Papa: lo avrebbe fatto lo stesso Principe degli Apostoli recandosi di persona nelle varie regioni od inviando suoi condiscepoli. Da ciò l’obbligo di dipendenza delle diocesi da Roma. La Chiesa d’Oriente, però, da parte sua, sfrutta a proprio vantaggio la tradizione medesima e sostiene che lo sbarco di Pietro sia avvenuto in Terra d’Otranto con la conseguente fondazione delle Chiese episcopali di Gallipoli, di Otranto, di Leuca. di Nardò e di Taranto in particolare, prima ancora che Egli giungesse in Roma. Lo scopo appare chiaro: non ritenere valido il principio della dipendenza di dette diocesi da Roma e considerare giustificato il loro distacco dalla Chiesa Romana.  
Sempre in riferimento alla «tradizione petrina», non può sfuggire che, nelle sue varie interpretazioni, è presente un motivo di fondo assai importante: la fondazione delle prime istituzioni ecclesiali in Terra d’Otranto ha la sua collocazione storica nel corso del I secolo. Si tratta di un motivo che sancisce l’importante dato dell’antichità della istituzione delle Chiese locali, tra le quali quella di Gallipoli, sicché l’Ughelli può dire: «… vetustissimus Callipolitanus Episcopatus est…».  
Dobbiamo, inoltre, aggiungere che la «tradizione petrina», alla quale sono connesse le origini apostoliche dell’istituzione ecclesiale gallipolitana, non a caso ha una sua risonanza ed un preciso richiamo alla medesima età apostolica in alcune particolari testimonianze di ordine artistico ed architettonico della città. Intendiamo riferirci al motivo delle dodici colonne sulle quali si innanza la Basilica Cattedrale di Gallipoli, alle immagini dei dodici Apostoli che ornano l’attico della stessa, alle dodici arcate del ponte seicentesco ed infine ai dodici baluardi e fortini della poderosa cinta muraria della città. Un motivo ricorrente, nel quale si può scorgere senza forzature una chiara connessione con l’evento dell’evangelizzazione apostolica nel nostro territorio, che, se pur di valore tradizionale, acquista dimensioni di valenza storica per il popolo cristiano di Gallipoli.  
D’altra parte, un ricercatore profondo quale è Cosimo D’Angela ha avuto modo di mettere in evidenza, in un suo studio, che le comunità di Lupiae, di Gallipoli e di Otranto sono le uniche sedi vescovili attestate nel Salento in epoca tardo antica.
Dopo Pancrazio, come primo pastore della chiesa gallipolitana, le notizie non soccorrono più, almeno sino allo stato attuale delle ricerche e degli studi. Pertanto, non è possibile ancora ricostruire per intero la vita della chiesa locale nel periodo successivo alle sue origini e sino alla prima metà del VI secolo, anche se ciò non significa affatto che la stessa abbia interrotto la sua attività come sede episcopale e tanto meno che sia stata soppressa.