Commento alla XXVI domenica del tempo ordinario
29/09/2018
Verbo di Dio. Liturgia della Parola di domenica 7 ottobre, XXVII del tempo ordinario
06/10/2018

Gradini di santità. «Glielo abbiamo vietato, perché non era dei nostri» (Mc 9,38)

Sono proprio un cristiano sciocco, meritevole di uno schiaffo in faccia perché mi accorgo di non avere
il cuore di Cristo, per il quale ogni persona è “suo tutto”.
Come i tuoi discepoli, Signore, lenti e tardi a capire, anch’io divido il mondo in due parti: cristiani e non cristiani, credenti e non credenti, buoni e cattivi, vicini e lontani, nuore tutte buone e suocere tutte cattive.
Tu invece, Signore, non ti permetti mai, fatta eccezione per l’ultimo giorno, di seminare sentenze definitive
e sorridi felice se in un cielo pieno di nubi scopri la presenza anche di una sola stella.
Tu lo sai, Signore, che anche le pietre possono generare i figli di Abramo, che anche nel deserto può nascere un fiore, che anche una meretrice può precedermi nel Regno di Dio.
Fa’, Signore, che non giudichi mai nessuno e sappia gioire per il bene che è compiuto anche da colui che non è come me così da vivere senza preconcetti, senza chiusure di cuore, disposto sempre a riconoscere la presenza del seme della sapienza anche sotto la pelle di un asino perché colui che giudico lontano da te potrebbe essere più di me vicino a te.

Amen.

Averardo Dini. La Parola pregata