I Santi Patroni

Il 20 gennaio, “dies natalis” di San Sebastiano, nella Chiesa Cattedrale di Gallipoli, i riti solenni sono coronati dalla Celebrazione Eucaristica presieduta dall’Ordinario Diocesano. Subito dopo, la statua del Santo, recata a spalla dai rappresentanti della Guardia Civica, attraversa le navate del nostro Tempio maggiore fino all’altare a Lui dedicato e impreziosito dalla splendida pala di Niccolò Malinconico. Nell’annuale ricorrenza, il popolo di Gallipoli, custode dei riti tramandati dalla pietà dei suoi antenati, numeroso si raduna in festosa assemblea, esternando la propria lode di giubilo e di ringraziamento al suo Santo Patrono.
L’atmosfera festosa cresce di intensità nell’imminenza della solennità di S. Agata, dalla Provvidenza Divina posta a tutela della nostra Città.

Infatti, tra le vicende gloriose, ma spesso travagliate, della bimillenaria Chiesa Gallipolitana, l’evento più significativo è senz’altro il rinvenimento della Reliquia di S. Agata, approdata sul litorale della nostra città l’8 agosto dell’anno 1126.

Nell’attuale Basilica Cattedrale, ricostruita sulle rovine di quella normanna, al tema dell’arrivo e del rinvenimento della Mammella di S. Agata a Gallipoli, sono dedicate alcune mètope scolpite nel carparo, sulle pareti del transetto destro sovrastanti la cappella di S. Maria del Soccorso e il fastigio dell’altare di S. Agata.
Ai lati dei finestroni della navata centrale, otto grandi tele dei pittori napoletani Niccolò e Carlo Malinconico narrano le scene più salienti dell’avvenimento, desunti da un’epistola dell’Abate Maurizio, Vescovo di Catania nel 1126, il cui testo è riportato negli atti della Visita Pastorale di Mons. Giovanni Montoja de Cardona, tenuta nel 1666.
Annualmente, la memoria del martirio di S. Agata viene preparata da un solenne novenario ed è celebrata non con l’esteriorità delle solite feste tradizionali, ma con una solennità tutta interiore ed austera.
Il 4 febbraio, dopo il canto festoso del Vespro, per le vie della vecchia Gallipoli si svolge la solenne processione in onore della Patrona. Il sacro corteo è aperto dai rappresentanti delle Confraternite della nostra Città e dal Clero rivestito dei sontuosi paramenti laminati e ricamati in oro, dono del munifico Vescovo Antonio la Scala.
Segue la statua di S. Sebastiano e, subito dopo, il busto argenteo di S. Agata, di fattura napoletana, donato alla Cattedrale dal Vescovo Serafino Branconi nell’anno 1759.
La processione è seguita dalle Autorità Civili e Militari, dalle Organizzazioni Cattoliche della Città e da tutti i fedeli.
Il 5 febbraio la Basilica Cattedrale è meta di un devoto pellegrinaggio da parte di gallipolini e forestieri, che si avvicendano all’altare della Santa per partecipare al Sacrificio Eucaristico.
I festeggiamenti in onore di S. Agata culminano nel Solenne Pontificale presieduto dall’Ordinario Diocesano, durante il quale viene proclamato il Vangelo in lingua greca, a ricordo dell’antica liturgia orientale officiata nella Diocesi di Gallipoli fino al 6 maggio 1504.
I riti solenni in onore di S. Agata si concludono con il corteo sacerdotale che, attraverso le navate della Cattedrale, recando a spalla il busto della Martire, raggiunge l’altare a lei dedicato.
“… Nos te colentes aspice, tu nos precando protege” risuona nel Tempio splendente di luce ed adorno di fiori, mentre lo sguardo di tutti è fisso nella scena del martirio, che il pennello del concittadino Giovanni Andrea Coppola immortalò per i posteri.
“Stans, beata Agata…” riecheggia nel Tempio gremito; le mistiche nozze di Agata rivivono nell’antica melodia dal vibrante sapore orientale, che i nostri padri cantarono a pieni polmoni e tramandarono intatta nel tempo.
E’ il canto di lode e di ringraziamento che da nove secoli Gallipoli eleva al Signore, nel vincolo di fede che la unisce alla Santa Patrona.