|
I VESCOVI DELLA SEDE EPISCOPALE DI GALLIPOLI |
||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
Abbiamo già
precisato che, sino a quando non verrà chiarito dai risultati delle ricerche
di archivio quanto si riferisce alla vita della diocesi di Gallipoli per il
periodo di tempo anteriore al VI secolo, la rassegna dei vescovi che si sono
succeduti nella sede episcopale medesima è possibile a partire dai primi
decenni di detto secolo, pur tenendo presente che la rassegna in parola
incomincia con Pancrazio. primo vescovo. Aggiungiamo ora che tale vuoto storico non riguarda soltanto la Sede episcopale gallipolitana, ma costituisce una situazione comune ad altre diocesi dalle origini molto antiche ed ha la sua spiegazione nel fatto che i documenti di archivio di quelle età sono andati smarriti o distrutti per le vicende storico-religiose vissute dalle città sedi delle diocesi stesse. Le testimonianze, che interessano il discorso che intendiamo sviluppare, divengono via via sempre più precise e circostanziate proprio dalla prima metà del già indicato secolo VI: esse consistono in alcune epistole di Papa Gregorio Magno e nelle notizie contenute in opere specifiche come gli scritti di Sigonio, di Ughelli, di Coleti, di Rodotà, di Rossi,. di Micetti, di Ravenna , di C. Massa ed ancora le «relationes» delle. S. Visite Pastorali a partire dal XVI secolo. Ci corre l’obbligo, tuttavia, precisare che le notizie riguardanti i primi titolari della diocesi di Gallipoli risultano assai scarne, talvolta incomplete della durata del governo episcopale, tal’altra limitate al solo nome che, per vero, di qualcuno non ci è noto. Ecco la serie dei vescovi che, in varia misura, hanno dato decoro e lustro alla Chiesa locale, per essere stati animatori di fede nel cammino spirituale della città e della diocesi. 1 - PANCRAZIO (I secolo): pur avendo già ricordato questo primo vescovo, aggiungiamo che, durante gli anni del suo ministero pastorale, egli svolge con grande impegno l’opera di evangelizzazione anche nel territorio circostante la città. Ne dà testimonianza il fatto che nell’area della distrutta antica Alezio esisteva una chiesetta denominata S. Pietro Cucurizzuto e che a poca distanza sorgeva un altro sacro edificio, nel cui interno era un pozzo, detto di S. Pancrazio, e delle cui acque si serviva quel santo vescovo per battezzare di persona i primi neofiti della zona. Dopo alcuni anni, Pancrazio lascia Gallipoli per la Sicilia: egli intende svolgere la sua attività di evangelizzazione delle genti della fascia orientale dell’isola. Ed è qui, a Taormina, si ritiene abbia subito il martirio. 2 - BENEDICTUS (536-550): ne viene fatto cenno nelle Addizioni del Coleti. Il suo episcopato dura quattordici anni. 3 - DOMINICUS (551-?): è tra i vescovi che con papa Vigilio partecipano al concilio di Costantinopoli (551-53), come si evince dalla lettera di papa Gregorio del 14 agosto. 4 - JOHANNES (593-595): ancora dalle epistole di papa Gregorio apprendiamo che nel 593 questo vescovo svolge il delicato incarico di indagare e di riferire al pontefice sulla condotta di Andrea, vescovo di Taranto. Alla morte di Johannes Gregorio affida a Pietro di Otranto le cure della diocesi gallipolitana . 5 - SABINIANUS o SAVINIANUS di S. Andrea (599-604): dopo i quattro anni di interinato di Pietro di Taranto, il pontefice nomina il nuovo titolare della chiesa di Gallipoli. Nel luglio del 599 Gregorio invia a Savinianus una lettera di esortazione ad adempiere paternamente i doveri pastorali ed a rivedere le «pensiones» dei contadini, onde evitare che costoro abbandonino le terre a causa delle esosità fiscali. Il Coleti ci fornisce la notizia che Savinianus, alla morte di papa Gregorio (604), gli succede al soglio pontificio. Non sappiamo donde egli abbia attinto detta notizia che, di per sé molto importante, va, tuttavia, accolta con esitazione: innanzi tutto perché le ricerche da noi condotte, pur confermandoci la nomina di un Savinianus a pontefice proprio nell’anno 604, ci dicono che negli anni precedenti tale nomina egli aveva svolto attività religiosa a Costantinopoli ed a Roma; in secondo luogo, perché, se il fatto fosse stato vero, la chiesa di Gallipoli ne avrebbe conservata memoria con legittimo orgoglio. 6 - Non ci è noto il nome del successore di Savinianus anche se le fonti letterarie dicono genericamente che egli amministra la Diocesi per oltre due decenni. 7 - GIOVANNI (637-649): rimane in cattedra per dodici anni e, durante l’ultimo anno del suo episcopato, partecipa al concilio Lateranense indetto da papa Martino I. 8 - Solo due anni dopo la morte di Giovanni, il pontefice nomina il successore, che svolge la sua attività pastorale dal 65 1 al 662. Le fonti non ci indicano il nome. 9 - EPIFANIO beneventano (662-668): governa la diocesi per sei anni e, secondo quanto riferiscono il Micetti ed il Rossi, viene ucciso mentre si trovava in visita alla chiesa di Nardò. 10 - NJCETA (?- 710): dal 668 al 743 si succedono più vescovi e, pur risultando che sono alternativamente uno greco ed uno latino (secondo quanto abbiamo già ricordato), ne ignoriamo in nomi. Sappiamo, tuttavia, che nel 710 siede sulla cattedra episcopale di Gallipoli il vescovo Niceta, il quale muore in detto anno, mentre in Gallipoli sosta papa Costantino in viaggio per Bisanzio, su invito di Giustiniano II. 11 - MELCHISEDECH (744-768): pastore di profonda dottrina e di grande prestigio, partecipa al concilio di Nicea del 767. Dopo di lui si avvicendano, per oltre tre secoli (dalla seconda metà dell’VII alla prima metà del XII), numerosi vescovi nominati dal Patriarca di Costantinopoli e consacrati dal metropolita di Otranto: si tratta del periodo di tempo durante il quale le diocesi del Mezzogiorno di staccano dalla Chiesa di Roma e passano sotto la giurisdizione di quella d’Oriente. 12 - PAOLO (1081-1 105): il Rodotà ci informa che questo vescovo è un monaco basiliano, appartenente alla comunità di Nardò. 13 - BALDRICO (1105-1158): dalla Visita Pastorale di mons. Montoya del 1660 apprendiamo che, durante il governo episcopale di Baldrico si registra a prodigiosa invenzione della Mammella di S. Agata (8 agosto 1126). 14 - THEODORUS (1158-11 73): «Theodorus... Callipolitana sedit in Cathedra... ab anno 1158 ad annum quo obiit 1173», dice il Coleti. 15 - Il successore ha pure il nome di TEODORO e governa la diocesi dal 1174 al 1179. 16 - CORRADO Sabinese - cardinale - (1179 - 1180): è vescovo di rito latino e sappiamo solo che svolge la sua azione pastorale per un anno appena. 17 - COCONDÀ (1180 - ?): le fonti letterarie ci dicono soltanto che è un vescovo di rito greco. Non risulta la data della sua morte. 18 - PANTOLEONE (? - 1252): da un interessante studio del prof. Stomeo ricaviamo che, durante, gli anni di Federico II, sulla cattedra gallipolitana siede appunto Pantòleone, il quale sostiene non poche polemiche con i preti di rito latino. Costoro vedono malvolentieri questo vescovo ortodosso, affiancato peraltro nella direzione della Curia dall’archivista monaco Giorgio anch’egli ortodosso e nemico dichiarato del rito latino. 19 - Ancora o Stomeo ci informa che, morto o forse anche cacciato dalla sede di Gallipoli mons. Pantoleone, gli succede con ogni probabilità un vescovo di rito latino ed il Coleti sa dirci soltanto “… rev. Mus Episcopus Callipolitanus obtinet anno 1271 rescriptum pro decimus …” 20 - GREGORIO (? -1325): di questo vescovo conosciamo solo il nome e l’anno della morte.
21
- MELISIO (1329-1331):
dopo la scomparsa di Gregorio, il Capitolo Cattedrale si trova profondamente
diviso nell’eleggere (ex suo gremio» il successore. Interviene allora il
metropolita di Otranto che, avvalendosi della sua autorità, nomina il monaco
basiliano Melisio, il quale può insediarsi nel novembre del 1329,
ricevendone conferma da Giovanni XXII. Rimane in carica per due anni.
22 - PAOLO (133 1-1347): abate basiliano di S. Salvatore, nel territorio di Gallipoli, svolge la sua azione pastorale con grande fervore religioso. 23 - PIETRO (1348 -?): il Rodotà ed il Coleti ci informano che si tratta di un vescovo di rito greco e che amministra la diocesi con grande zelo e per lungo tempo. 24 - CIRIACO (?-?): il nome di questo vescovo, mai riscontrato altrove, viene segnalato dallo studioso Jacob. In un suo interessante lavoro tratta di una epigrafe conservata nel Museo provinciale di Lecce, che reca la data del 1372/73 e che ricorda la costruzione di un ospedale voluta da due cittadini di Andrano, i quali per l’inaugurazione invitano vescovi delle quattro diocesi del Basso Salento, suffraganee di Otranto. L’epigrafe contiene i nomi di Donadeo di Castro, Giovanni di Ugento, Giovanni di Alessano e Ciriaco d Gallipoli. 25 - GIOVANNI (?-1396): non risulta la data di nomina, che ovviamente dovette avvenire dopo la morte di Ciriaco. Le fonti letterarie ci dicono che Giovanni nel 1396 viene traslato a Lacedonia. 26 - GUGLIELMO (1396-1401): appartiene all’ordine dei Minori di S.Francesco e, già vescovo di Lacedonia, passa alla sede di Gallipoli al posto di Giovanni. 27 - DANIELE DE LEODIO (1401-1404): dell’Ordine dei Domenicani, è nominato vescovo di Gallipoli da papa Bonifacio IX. 28 - BERNARDO ARCUFICE (1405-1412): anch’egli dell’Ordine dei Domenicani riceve la nomina da Innocenzo VII. Governa la diocesi con impegno e con saggezza. 29 - GUGLIELMO DE FONTE (1412-1420): è dell’Ordine dei Minori di San Francesco e nel ministero pastorale si mostra paterno e benevolo. Lascia un buon ricordo. 30 - ANGELO CORPOSANTO (142 1-1424): dell’Ordine dei Domenicani. Per dottrina e per eloquenza è tenuto in grande considerazione da papa Martino V, che lo nomina titolare della sede episcopale gallipolitana. Svolge intensa azione pastorale. 31 - DONATO DA BRINDISI (1424-1443): dell’Ordine dei Minori Francescani, in quel tempo assai diffuso nel Salento, viene nominato vescovo per la dottrina, per la profonda cultura e per l’esemplarità dei costumi. 32 - ANTONIO DE NEOTERO (1443-1445): anche questo vescovo è un frate francescano. Riceve la nomina da papa Eugenio IV, ma dopo appena due anni viene traslato nella sede di Mottola. 33 - PIETRO TEODORO (1445-1451): già vescovo di Mottola, governa la diocesi con grande impegno, riscuotendo ampie simpatie. 34 - ANTONELLO GIOVANNETTO (1451-1452): viene nominato dal Pontefice Nicola V e dopo solo un anno traslato alla Sede Episcopale di Andria. 35 - LUDOVICO SPINELLI (1458-1484): già arcidiacono della Cattedrale di Nardo, in considerazione dei suoi meriti, Papa Callisto III lo nomina vescovo di Gallipoli. Governa la diocesi in modo esemplare, rendendosi benemerito presso tutto il popolo dei fedeli. 36 - ALFONSO SPINELLI (1484-1492): fratello del vescovo Ludovico. Lo Ughelli sostiene che Ludovico Spinelli è vescovo di Gallipoli dal 1458 al 1487 e che il fratello Alfonso gli sia succeduto nel 1487, anno della sua morte. Il Massa ritiene, invece, che Ludovico è già morto nel 1484 e che nello stesso anno Alfonso riceve la nomina a vescovo: ciò per il fatto che il nome di Alfonso come vescovo è nell’atto di restituzione di Gallipoli a re Ferrante da parte dei Veneziani. 37 - FRANCESCO (149221494): nominato vescovo da Papa Innocenzo VIII, interviene alla cerimonia di incoronazione di Alfonso Il d’Aragona insieme con numerosi vescovi del Regno. 38 - ALESSIO ZELODANO di Misitra (1494-1508): discepolo del cardinale Bessarione, è dotato di larga dottrina e di eccezionale eloquenza nell’oratoria sacra. Si insedia nella Diocesi in un momento molto difficile, perché trova il clero irriducibilmente diviso circa la liturgia da seguire (se greca o latina). Dopo vari ma inutili tentativi per risolvere la questione, invoca l’intervento di Papa Giulio Il, il quale con suo «Breve» del 26 maggio 1504 ordina la ripresa del solo rito latino. Per disgusti con l’Università si ritira a Roma e, dal 1504 al 1508, svolge le funzioni di Segretario di Giulio Il, affidando le cure della diocesi all’Arciprete d. Francesco Cuti come Vicario Generale ed al Preficerio d. Bernardino Calò come Vicario Foraneo. 39 - ENRICO d’ARAGONA (1508 - 1513): nel 1508, il Pontefice Giulio II dispone la traslazione di mons. Zelodano alla Sede Episcopale di Molfetta e nomina nuovo vescovo di Gallipoli Enrico d’Aragona che, pur avendo governato la diocesi per cinque anni, lascia poche e scarne notizie della sua opera pastorale. 40 - FRANCESCO ROMELINO - Cardinale (1513 - 1518): riceve la nomina a vescovo titolare della Diocesi da Papa Leone X e ne prende possesso a mezzo di un suo inviato Cristoforo Agatio. Cessa di vivere nel 1518. 41 - GERONIMO MUGNOS (1518 - 1520): di origine spagnuola, è consacrato da Leone X e governa la Chiesa di Gallipoli per poco più di un anno. 42 - ANDREA DELLA VALLE - Cardinale - (1520 - 1536): Vescovo titolare ma non residenziale. Di lui leggiamo pochi riferimenti nelle relazioni delle Sante Visite del suo successore mons. Cybo ed apprendiamo che destina a Vicario Generale mons. Matteo Lucifero, già vescovo di Crotone. 43 - PELLEGRO CYBO (1536 - 1576): il Papa Paolo III, subito dopo la morte del Cardinale Della Valle, conferisce la nomina a vescovo di Gallipoli a mons. Cybo, di nobile famiglia genovese. Il suo governo dura quarant’anni, durante i quali profonde le sue energie anche economiche per migliorare la organizzazione e le strutture della diocesi, fornisce di arredi sacri la Cattedrale, conferisce le cariche ecclesiastiche. Intraprende e porta a termine due Visite Pastorali, nel 1548 e nel 1567, nelle quali, oltre a puntuali precisazioni sullo stato della Chiesa gallipolina, sono riportate interessanti notizie che riguardano la storia della città. Si mostra benevolo con tutti ed estimatore degli uomini dotti di Gallipoli. Muore in Roma nel 1576. 44 - ALFONSO de ERRERA (1576-1585): di origine spagnuola, è molto stimato dal re Filippo II per la profonda dottrina teologica, per l’integrità dei costumi e per essersi distinto a Lepanto, sicché lo stesso sovrano lo propone al pontefice Gregorio XIII per la nomina a vescovo di Gallipoli. Nei primi anni del suo episcopato si sceglie come vicario d. Camillo Faci, uno dei più preparati e dotti sacerdoti del clero locale nella seconda metà del secolo XVI: nell’ultime periodo della sua titolarità affida la medesima carica all’arcidiacono d. Antonio Cou. Mons. Errera si adopera con grande impegno al miglioramento dei costumi degli ecclesiastici ed alla diffusione della cultura specie tra i giovani: provvede al rinnovamento del palazzo vescovile ed al restauro della cattedrale; si mostra benefico soccorritore dei poveri e dei bisognosi e, nel contempo, di animo fermo nel richiedere l’osservanza dei doveri religiosi. Sotto il suo governo viene fondato il monastero delle Clarisse. Poiché la Università, nel 1581, ottiene da Gregorio XIII un «breve» per l’esenzione dal rispetto dei giorni festivi a favore dei lavoratori del porto della città (altro analogo «breve» verrà concesso nel 1 590 da SistoV) mons. Errera ne rimane molto amareggiato, in quanto vede nella concessione un gesto di scarsa considerazione per la sua opera di Pastore. Quasi ottantenne, chiede ed ottiene di essere traslato nella sede di Ariano Irpino, dove continua a segnalarsi per la grande liberalità verso i bisognosi. Muore alla veneranda età di novantaquattro anni. 45 - SEBASTIANO QUINTERO ORTIZ (1585-1593): anche questo vescovo è di origine spagnuola e pastore di vita esemplare. Non sempre, però, viene ripagato del fervore e dello zelo che dimostra durante i cinque anni di governo della diocesi. NeI 1588 compie la Visita Pastorale e dispone la chiusura al culto delle cappelle esistenti sullo scoglio del Campo, avendole trovate assolutamente non idonee alla celebrazione delle sacre funzioni. Nel 1593, ritenendo di non poter continuare nella sua azione pastorale, rinuncia alla carica e si ritira in Spagna, sua patria, affidando le cure della diocesi al Vicario d. Matteo Ferrante Mutio, già tesoriere della cattedrale. 46 - VINCENZO CAPECE (1595-1620): di nobile famiglia napoletana e teatino, si distingue per dottrina e per saggezza nell’amministrare la diocesi sin dal giorno in cui ne prende possesso. Le sue cure sono volte ad accrescere il numero dei canonici del capitolo cattedrale, a diffondere il Vangelo specie tra le classi più umili, a soccorrere i bisognosi. Dimostra paterna attenzione anche verso i fedeli dei paesi che fanno parte della diocesi ed in particolare si adopera per arricchire di nuove fabbriche e di cappelle la Chiesa di Alezio, dove è un suo ritratto ritenuto opera di Catalano. Nel 1599 intraprende e conduce a termine la Visita Pastorale, le cui «relationes» contengono interessanti notizie su1lo stato della chiesa gallipolitana. Sotto il suo governo viene eretto in città il convento di S. Francesco di Paola. Muore nel dicembre del 1620, lasciando grande rimpianto in tutti.
48 - ANDREA MASSA (1651 - 1655): già vescovo di Castellammare di Stabia, è traslato da Innocenzo X alla diocesi di Gallipoli nel settembre del 1651. Per la non comune saggezza e per le elevate doti morali, viene stimato e rispettato da ecclesiastici e da laici con grande giovamento della vita religiosa nell’ambito dell’intera diocesi. Rinnova a sue spese il palazzo vescovile, come leggiamo in una iscrizione marmorea apposta su una parete dello stesso, ed arricchisce la cattedrale di preziosi arredi sacri. Muore nel dicembre del 1655, lasciando in tutti un grande rimpianto ed un buon ricordo. 49 - MARTINO D’ASEVEDO (1655 - 1659): di origine spagnuola e frate francescano. Per varie e sfortunate vicende, questo vescovo, nominato da papa Alessandro VII, non raggiunge Gallipoli e la diocesi viene affidata al vicario d. Giuseppe Quintiliano Cuti, che l’amministra con competenza e con saggezza. Mons. D’Asevedo muore in Roma nel 1659. 50 - G. MONTOYA DE CARDONA (1659 - 1666): anch’egli spagnuolo e figlio del Reggente di Napoli, riceve la consacrazione episcopale da Alessandro VII. È persona di larga erudizione e, una volta insediatosi, imposta la sua azione pastorale particolarmente ad accrescere la disciplina del clero ritenuta di fondamentale importanza per un serio esercizio del sacerdozio. Nel 1661 organizza un Sinodo, al quale prendono parte tutti gli ecclesiastici e gli ordini secolari della diocesi: le costituzioni del Sinodo vengono redatte con rara perizia dal vicario d. G. Quintiliano Cuti. La Visita pastorale di Mons. Montoya è del 1660 ed è tra le più interessanti di quelle condotte dai vescovi della diocesi: le «relationes», redatte dal vicario medesimo, contengono numerose e puntuali notizie riguardanti le vicende della chiesa gallipolitana e della città. 51 - ANTONIO GEREMIA DEL BUFALO (1669-1677): dell’ordine dei Minori Osservanti Francescani e già vescovo di Temnia (Spagna), viene traslato a Gallipoli, nel gennaio del 1669, con bolla di papa Clèmente IX. Come suo primo atto pastorale, conferma nell’ufficio di vicario il can. G. Quintiliano Cuti, che dal marzo del 1666 aveva amministrato la diocesi in qualità di Vicario Capitolare. Durante gli anni del suo episcopato, mons. Del Bufalo si fa apprezzare per la sua cultura filosofica e teologica, oltre che per la profonda conoscenza delle lettere latine e greche. Viene anche molto amato perché governa con grande rettitudine. La morte lo coglie nel 1677, a soli sessanta anni.
55 - SERAFINO BRANCONI (1747-1758): Celestino e di nobile famiglia salernitana. Sua prima cura, una volta insediatosi, è una seria diffusione della cultura nel clero e in strati sempre più larghi della popolazione. Inoltre, fermamente convinto che per guidare bene il popolo di Dio nell’ambito della diocesi occorrono buoni e dotti sacerdoti, fonda con suo denaro il Seminario Vescovile, dove i giovani desiderosi di abbracciare il sacerdozio possano essere istruiti e preparati alla santificante missione. Gran parte dei suoi proventi egli impiega inoltre per aiutare i bisognosi. Arricchisce di arredi sacri la Cattedrale, alla quale dona la statua argentea di S. Agata. Durante il periodo di tempo in cui amministra la diocesi, convengono in Gallipoli personalità tra le principali del regno di Napoli, in visita di ossequio, per il fatto che egli è fratello carissimo del Segretario di Stato. La sua S.Visita Pastorale viene svolta nel 1 748. Nel 1758 muore in Napoli il fratello e mons. Branconi, rinunciato al Vescovado, si ritira nella città partenopea; il Santo Padre, però, gli conferisce la nomina di arcivescovo titolare di Tebe. Prima di morire decide di tornare nella nostra Città, perché esprime il desiderio e la volontà di essere sepolto nella Cattedrale. Così avviene, infatti, il 15 agosto 1774.
59 - GIUSEPPE BOTTICELLI (1822-1828): dell’Ordine dei Minimi. È nominato Vescovo da Pio VII e fa il suo ingresso in diocesi il 17 novembre del 1 822. Durante i sei anni di governo si dedica intensamente al maggior bene della sua Chiesa, del clero e del popolo, sicché suscita le generali simpatie cd una larga devozione filiale da parte di tutti. Nel 1828 viene traslato alla diocesi di Lacedonia, dove cessa di vivere nel 1832. Come Amministratore di Gallipoli viene incaricato mons. Salvatore Lettieri, vescovo di Nardò.
* * * La lunga serie dei vescovi, che hanno governato la diocesi di Gallipoli ininterrottamente per quasi duemila anni e che ci siamo cimentati di presentare sia pure con alcune carenze per le ragioni già indicate, non deve apparire un’arida elencazione di nomi, di date e di poche essenziali notizie: essa va invece vista, da una parte, come un momento logico del presente lavoro, come un capitolo inteso ad integrare le vicende storiche dell’antichissima sede episcopale della nostra città, e, dall’altra, come motivo di riflessione sui valori che quei vescovi hanno saputo esprimere e manifestare sia sul piano della specifica funzione pastorale e sia sotto l’aspetto umanitario e civile. Senza la minima forzatura, possiamo ben dire che tutti hanno dimostrato esemplarità di costumi e santità di vita: chiara dottrina e saggezza nel governo della diocesi; dedizione nell’opera di diffusione e di difesa della fede cristiana; grande impegno per ottenere un’adeguata preparazione del clero e, nel contempo, un effettivo miglioramento dei costumi; grande spirito di abnegazione. Quasi tutti, a partire da mons. Cybo, hanno lasciato eloquente testimonianza della loro meritoria azione nelle Visite pastorali e locali, i cui atti risultano di straordinaria importanza per le abbondanti notizie storiche in essi contenute e che costituiscono preziose fonti di studio. Non pochi sono appartenuti ad ordini monastici di grande prestigio, come quelli dei Basiliani, dei Francescani, dei Domenicani, degli Agostiniani, dei Teatini, dei Celestini e dei Cappuccini. Qualcuno ha mantenuto la dignità arcivescovile, come mons. Piscatori; altri sono stati elevati a questa dignità, dopo la titolarità nella sede di Gallipoli, come Serafino Branconi nominato arcivescovo di Tebe nel 1758, Agostino Gervasio assunto all’arcivescovado di Salerno nel 1872, Gesualdo Loschirico promosso arcivescovo e assegnato ad Acerenza e Matera nel 1 880, Enrico Carfagnini divenuto arcivescovo di Chia nel 1898, Nicola Margiotta traslato all’arcivescovado di Brindisi nel 1953. Alla guida della diocesi ci sono stati anche alcuni titolari con dignità cardinalizia, come Corrado Sabinese, Francesco Romelino ed Andrea della Valle: evidentemente per la riconosciuta importanza della sede episcopale.
Non
dobbiamo inoltre trascurare di porre in giusto risalto che un vescovo di
Gallipoli, mons. Alessio Zelodano, è stato chiamato all’alta carica di
segretario del Sommo Pontefice Giulio II e che non pochi altri pastori della
diocesi hanno partecipato in qualità di rappresentanti ufficiali della
Chiesa Romana ai lavori di importanti Concilii, per la loro riconosciuta
autorità, per la perizia nel diritto ecclesiastico e per la profonda
preparazione teologica e filosofica.
Ed è altresì doveroso sottolineare che Pancrazio, che tradizione e storia riconoscono come primo vescovo di Gallipoli, ha meritato gli onori dell’altare a coronamento del suo martirio. Non è, infine, fuori luogo ricordare che il cardinale Alfonso Carafa, arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio di Roma ed il cardinale Vincenzo M. Orsini arcivescovo di Benevento e poi eletto papa col nome di Benedetto XIII, sono stati commendatari dell’abazia basiliana di S. Mauro, tra le più fiorenti dell’intero Salento. Quanto abbiamo detto non deve apparire nelle dimensioni di una inopportuna «laudatio», perché è per vero inoppugnabile che i numerosi vescovi di Gallipoli, con la illuminata azione pastorale svolta, talvolta anche in tempi difficili, e con i comportamenti di saggezza e di carità dimostrati, hanno saputo dar vita, non solo ad un rapporto di crescente devozione filiale tra vescovo e famiglia diocesana ma hanno anche dato alla diocesi ed alla Chiesa tanto lustro da rendere la sede episcopale gallipolitana una tra le più importanti di Italia.
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||