Gradini di santità. «Ecco, io sono con voi, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20)
26/05/2018
Verbo di Dio. Liturgia della Parola di domenica 27 maggio. Solennità della SS Trinità
26/05/2018

Il commento di don Piero. Il «Dio-con noi» nascosto nel grembo di Maria, resta nascosto nel grembo della Chiesa: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo»

Oggi siamo invitati a guardare in alto, nel punto più accecante della luce. Non si fa memoria di un evento della storia, ma del mistero, dal cui grembo è nata la storia e in cui si compie il destino di ogni uomo: Dio Padre, Figlio e Spirito Santo.

Qui davvero la ragione è confusa, la fede balbetta, il cuore sembra attratto nel vortice di una insoffocabile nostalgia. Si sa: l’uomo è finito, ma il suo desiderio è infinito. Che sia anche questa una traccia di quel mistero da cui è scoccata la scintilla dell’esistenza?

Se la liturgia di questa domenica suggerisce alla comunità credente l’adorazione riconoscente verso la comunione trinitaria, il vangelo di Matteo, nel suo solenne epilogo, osserva il riflesso di Dio sul volto della Chiesa. Non è infatti, il suo, il vangelo del regno?

La chiusura sembra un grande portale sulla soglia sconfinata del tempo e dello spazio. Il primo evangelista è consueto a questi rimandi: la Galilea fu scenario del ministero itinerante di Gesù; dalla Galilea i discepoli sono invitati a gettare lo sguardo su «tutte le nazioni» da evangelizzare. Sul monte Gesù aveva proclamato le beatitudini , il discorso più rivoluzionario della storia; dal monte (Matteo 28,16) il Risorto fa la consegna della missione ai discepoli, come viatico per la nuova storia del mondo redento.

E cosi l’epilogo di Matteo costituisce un triplice sguardo di Gesù prima dell’addio: uno sguardo verso Dio, evocato nel suo mistero di Padre, di Figlio e di Spirito; verso i discepoli, destinatari di una missione inaudita; verso gli orizzonti della salvezza: «tutte le nazioni» , «fino alla fine del mondo».

Ma che cos’è la Chiesa alla luce del mistero di Dio?

Anzitutto una comunità adorante, non scevra di ombre. «Quando lo videro gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano». Il verbo «prostrarsi» piace a Matteo. Indica la fede della comunità delle origini, il riconoscimento del Risorto. Ma insieme anche il dubbio. Così è nel cammino di fede di ogni persona.

La Chiesa è una comunità partecipe della missione universale di Gesù. Ogni suo potere discende sulla terra e la invade attraverso i discepoli. Gli imperativi sono da brivido: andate, ammaestrate, battezzando e insegnando.

Il Vangelo sta tutto in questi verbi ormai scritti per sempre sulla pelle del mondo. Essi restano come pietre miliari nel cuore degli «undici» per raggiungere gli estremi confini dello spazio e del tempo.

Una comunità in stato di esodo, dunque, la Chiesa. Ma con un’altra appartenenza: alla comunione trinitaria. Il verbo più impegnativo, infatti, è il terzo: battezzare: «Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo».

L’espressione greca – «nel nome di» – indica la destinazione, la consegna. Tutta l’umanità è chiamata ad essere comunità di Dio. Per Dio. Impresa certo umanamente impossibile. Ma il primo vangelo chiude ed apre con le parole più alte della speranza. Gesù resta con i suoi. Con noi per sempre.

Lo stesso Emmanuele, il «Dio-con noi» nascosto nel grembo di Maria, resta nascosto nel grembo della Chiesa: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo»