Gradini di santità. «Quando verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera» ( Gv 16,13)
19/05/2018
Verbo di Dio. Liturgia della Parola del 20 maggio, Domenica di Pentecoste
20/05/2018

Il commento di don Piero. La Pentecoste della Chiesa è anche la Pentecoste di ciascuno di noi.

È umanissima l’esperienza dei discepoli in ascolto di Gesù, la sera vigiliare della sua passione. Le parole del maestro, che ascoltiamo nella liturgia della parola della solennità di Pentecoste, sono gravide di futuro. Hanno il tono intenso e commosso di un addio. Un testamento.

E nello sguardo dei Dodici, nel loro cuore, scende l’ombra della paura e della tristezza. Due sentimenti universali, quotidiani. Quale la radice? Giovanni non manca di lasciarlo intendere. È Gesù stesso a intuire i tratti profondi del cuore: i «suoi» sono turbati. Sull’orizzonte del futuro paventano il volto minaccioso del mondo: il suo «odio» giurato. Questo non applaude l’avvento del regno di Dio, né mai ci può essere sintonia tra vangelo e mondo. Ma solo persecuzione, scontro, e i discepoli diventeranno martiri, cioè testimoni. Gesù non fa mistero sullo stile del mondo.

E insieme la paura, la «tristezza». Altro sentimento ancora più interiore, più profondo.

Non solo di fronte all’ombra della violenza che viene da fuori, ma di fronte a un’orfananza per la partenza di colui che è stata la ragione di vita. I discepoli restano soli. È umano avvertire dentro smarrimento, afflizione, angoscia.

Gesù su questa umanità dei «suoi» segnata dalla fine di una condivisione esaltante, preannuncia l’avvento dello Spirito, l’inizio di una comunione nuova, di una storia della speranza, la cui rivincita è affidata a lui: lo Spirito Santo.

La paura e la tristezza saranno dissolte dalla sua presenza, dalla storia nuova della testimonianza.

E la testimonianza non consiste nel suggerire le parole che i discepoli dovranno dire nei tribunali degli uomini.  Bensì consiste nel custodire Gesù nel cuore, nello smontare i meccanismi effimeri delle potenze del mondo. Solo i testimoni di Gesù saranno i veri vincitori sui ruderi della storia.

Lo Spirito Santo è il grande amico, dallo sguardo geloso su Gesù e sui suoi amici, per fame dei testimoni contro corrente dell’evento più sconvolgente del mondo.

Ma una domanda viene spontanea: «Come lo Spirito Santo aiuta i discepoli a dare testimonianza?».

Sempre lui, Gesù, il vero catechista dei discepoli, prima della crisi drammatica della croce, lo spiega con due espressioni cariche di conforto e di speranza: «Lo Spirito di verità vi guiderà alla verità tutta intera… e vi annunzierà le cose future».Egli non dirà nulla di assolutamente nuovo. Per tre volte Gesù lo ripete con chiarezza: lo Spirito prenderà a piene mani dal Vangelo. La sua novità consiste nel guidare verso un’intelligenza progressiva e profonda della verità, la quale non è una nozione astratta, ma è il piano salvifico di Dio da accogliere e da costruire. Lo Spirito aiuta a capire la storia futura a partire da Gesù, dalla sua Pasqua, nella cui vittoria c’è il futuro di ogni uomo e dell’umanità intera.

Ci sono certo molti modi per superare la paura, la tristezza: l’amicizia, la compagnia, l’evasione. Forse però c’è qualcosa di illusorio in queste luci effimere sulle solitudini umane.

C’è invece la presenza luminosa dello Spirito, il grande amico della cresima, la Pentecoste della nostra preadolescenza. Egli dona un’intelligenza nuova della vita per fame un capolavoro di Dio, una testimonianza incoraggiante, una scommessa vincente, un segno pasquale, una presenza protagonista nella grande storia del regno di Dio nel mondo: insomma lo Spirito è l’unica vera garanzia per vivere una vita in pienezza. Per questo la Pentecoste della Chiesa è anche la Pentecoste di ciascuno di noi.