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L’ANTICHISSIMA SEDE EPISCOPALE DI GALLIPOLI |
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Nell’affrontare il problema dell’origine
della sede episcopale di Gallipoli, ci troviamo senza dubbio dinanzi alla
difficoltà di non poterne indicare il tempo preciso, in quanto, essendo
molto antica e non essendoci pervenuti documenti e testimonianze, andati
perduti probabilmente per le varie vicende storico-politiche vissute dalla
Città, tale origine rimane oscura ed incerta. |
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Tuttavia, un qualche contributo in favore
dell’antichità della istituzione viene dalla «tradizione petrina», accettata
da alcuni scrittori di cose sacre come Ugelli, Tasselli, Rodotà, Baronio,
seguita anche da cronisti e da memorialisti locali quali Camaldari, Rossi,
Micetti, Marciano, Ravenna, Arditi, Maggiulli e della quale, in tempi più
recenti, hanno trattato D’Angela e Capone.
Cerchiamo di indicare i termini della
ricordata «tradizione petrina», la quale, in sostanza, pone in età
apostolica l’origine delle Sedi episcopali del Salento e quindi anche di
quella di Gallipoli.
La nostra città, sorgendo in un sito
dell’antica Sallentina sul litorale ionico e perciò sulle rotte marittime
dal vicino Oriente verso Occidente, ha costituito gia sempre un comodo e
sicuro approdo per coloro che seguivano tali rotte: è opinabile, pertanto,
che ciò sia avvenuto anche per l’Apostolo Pietro, il quale, nel suo viaggio
da Antiochia a Roma intorno agli anni 40, pose piede nella Sallentina, dove
svolse l’opera di evangelizzazione o la fece svolgere da qualcuno dei suoi
condiscepoli.
Secondo quanto scrive il Baronio, il Principe
degli Apostoli. dirigendosi a Roma nel 43, sbarca in Terra d’Otranto, nel
cui territorio rimangono «vestigia nobilia» di questa sua presenza
nelle tante chiesette edificate in suo onore.
L. Tasselli e gli scrittori locali, come il
Rossi, il Micetti, il Ravenna, forti del contributo delle «voci popolari»,
ritengono vera l’evangelizzazione apostolica di Terra d’Otranto e la
creazione delle prime sedi episcopali di Gallipoli e di Leuca.
Per l’Arditi, è fuor di dubbio che S. Pietro
sia approdato intorno all’anno 43 ad Otranto, che vi abbia predicato la
legge del Cristianesimo e che poi abbia evangelizzato molti altri luoghi del
territorio salentino.
Anche il Maggiulli ritiene accettabile la
«tradizione petrina», della quale trattano con autorità numerosi scrittori
di argomenti sacri, che egli cita sia pure confusamente: è S. Pietro che
diffonde la fede cristiana nella provincia di Terra d’Otranto ed al suo nome
vengono dedicate in molti luoghi delle piccole chiese. Per quanto riguarda in particolare Gallipoli, la presenza del Principe degli Apostoli avrebbe testimonianza nella chiesetta intitolata S. Pietro de’ Samari, sita a cinque chilometri dalla città sul litorale di scirocco, dove l’Apostolo, proveniente da Antiochia, sarebbe sbarcato o sarebbe giunto dopo aver messo piede ad Otranto in seguito al naufragio della nave che lo trasportava: quivi avrebbe predicato e battezzato i primi neofiti, secondo l’invito di Cristo “euntes in mundum universum et praedicate Evangelium omni creaturae” |
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Sempre in riferimento alla «tradizione petrina», non può sfuggire che, nelle sue varie interpretazioni, è presente un motivo di fondo assai importante: la fondazione delle prime istituzioni ecclesiali in Terra d’Otranto ha la sua collocazione storica nel corso del I secolo. Si tratta di un motivo che sancisce l’importante dato dell’antichità della istituzione delle Chiese locali, tra le quali quella di Gallipoli, sicché l’Ughelli può dire: «... vetustissimus Callipolitanus Episcopatus est...». Dobbiamo, inoltre, aggiungere che la «tradizione petrina», alla quale sono connesse le origini apostoliche dell’istituzione ecclesiale gallipolitana, non a caso ha una sua risonanza ed un preciso richiamo alla medesima età apostolica in alcune particolari testimonianze di ordine artistico ed architettonico della città. Intendiamo riferirci al motivo delle dodici colonne sulle quali si innanza la Basilica Cattedrale di Gallipoli, alle immagini dei dodici Apostoli che ornano l’attico della stessa, alle dodici arcate del ponte seicentesco ed infine ai dodici baluardi e fortini della poderosa cinta muraria della città. Un motivo ricorrente, nel quale si può scorgere senza forzature una chiara connessione con l’evento dell’evangelizzazione apostolica nel nostro territorio, che, se pur di valore tradizionale, acquista dimensioni di valenza storica per il popolo cristiano di Gallipoli.
D’altra parte, un ricercatore profondo quale
è Cosimo D’Angela ha avuto modo di mettere in evidenza, in un suo studio,
che le comunità di Lupiae, di Gallipoli e di Otranto sono le uniche sedi
vescovili attestate nel Salento in epoca tardo antica. Dopo Pancrazio, come primo pastore della chiesa gallipolitana, le notizie non soccorrono più, almeno sino allo stato attuale delle ricerche e degli studi. Pertanto, non è possibile ancora ricostruire per intero la vita della chiesa locale nel periodo successivo alle sue origini e sino alla prima metà del VI secolo, anche se ciò non significa affatto che la stessa abbia interrotto la sua attività come sede episcopale e tanto meno che sia stata soppressa. |
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