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Il 5
febbraio la Città di Gallipoli e l'intera Comunità Diocesana
Neritino-Gallipolitana celebrano ,solennemente la memoria della
Patrona Sant' Agata Vergine e Martire Catanese.
Secondo la
"Passio Latina", riportata negli "Acta Sanctorum", Sant' Agata subì il
martirio nella natia Catania sotto le persecuzioni cristiane
dell'Imperatore Decio. Lei, consacrata a Dio fin dalla sua
fanciullezza, disprezzò le attenzioni del Proconsole Quinziano,
professando apertamente la sua fede in Gesù Cristo.
Il
Magistrato, dopo varie lusinghe, la fece sottoporre a feroci
tormenti,ordinando che le fossero strappate le mammelle e che fosse
abbandonata in carcere. Nella notte un vecchio apparve in un angolo
della cella: "Sono l'Apostolo di Cristo, non avere timore di me, o
figlia" - disse il vegliardo guarendola.
Il
tiranno, che si aspettava di vedere un corpo esanime, si trovò dinanzi
una giovinetta fiera, ritemprata dal martirio. Chi, contro il suo
volere, aveva curato la fanciulla? "Cristo, mio Dio, mi ha guarita" -
esclamò S. Agata. Quinziano, perduto l'ultimo lume della ragione,
ordinò che venisse arsa viva su un letto di brace ardente.
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| Dopo il martirio,
Agata venne ricondotta in carcere dove, prima di esalare l'ultimo
respiro, innalzò al Signore la sua preghiera: "Signore Gesù Cristo,
'Maestro buono, ti rendo grazie perché mi hai fatto superare i
tormenti dei carnefici. Fa, o Signore, che io giunga felicemente nella
tua gloria immortale". Detto questo, rese la sua anima a Dio nelle
prime ore del 5 febbraio d~ll'anno 251 dopo Cristo.
Agata è l'Angelo tutelare della sua
Città e i catanesi a lei ricorrono nelle sventure e nelle calamità.
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Il suo corpo rimase sempre a Catania fino
all'anno 1040, quando l'Esarca Giorgio Maniace, per attirare a sé la
benevolenza dell'Imperatore di Costantinopoli, Michele di Paflagonia,
pensò di rapirei sacri corpi di S. Agata, e di S. Lucia da Catania e da
Siracusa portandoli, quali doni preziosi, alla corte di Bisanzio.
Le spoglie mortali della Martire rimasero a
Costantinopoli nella chiesa a lei dedicata per 86 anni. Nell' Agosto
dell'anno 1126 si verificò un evento straordinario. Goselmo e Gisliberto,
uomini di mare, dopo aver violato il sarcofago della Santa imbarcarono i
Sacri Resti su di un veliero, salpando per la Sicilia. Dopo una
navigazione travagliata, il legno con le reliquie approdò presso
Gallipoli, dove Goselmo, che la tradizione indica come originario della
nostra città, lasciò la Mammella del Martirio. Poi la nave proseguì per
Catania.
Intanto, sul luogo dove era stato lasciato il prezioso dono, si recò,come
di consueto, una donna a lavare i panni portando con sé la figlioletta in
tenera età che, rimasta a giocare sulla sabbia, istintivamente si imbattè
nella mammella ivi lasciata. La madre, addormentatasi, sognò una fanciulla
splendente di luce, che le indicò la bambina con in bocca la sua mammella.
La donna svegliatasi, constatò lo strepitoso prodigio.
Il Vescovo Baldrico, il clero e il popolo,
accorsi sul luogo, cantarono le Litanie dei Santi e all'invocazione"Sancta
Agatha, ora pro nobis", la bimba lascia cadere la mammella nelle mani di
un sacerdote. Identificata la Reliquia, la Città, con sentimento di
giubilo e ringraziamento, proclamò la Martire di Catania sua Patrona
Principale e dell'intera Diocesi, allora vastissima, sostituendo
all'antica Cattedrale il titolo di S. Giovanni Crisostomo con quello di S.
Agata.
La cittadinanza, sentendo il bisogno di
esprimere con magnificenza la sua gratitudine, grazie all'arte del cesello
modellò nell'argento la teca contenente la Reliquia.
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E' un
reliquiario prismatico, le cui basi sono ricongiunte da esili
colonnine. Sullo spigolo di ogni colonnina sono rappresentate le
principali torri del bastionamento della città sormontate da statuette
simboliche. All'interno del reliquiario, fra le colonnine, c'è la
custodia in vetro munita del sigillo episcopale, contenente la
Mammella del Martirio, protetta da rete d'argento lavorata a
filigrana. |
Tale insigne Reliquia rimase nella
nostra città fino al 1380, anno in cui, per un colpo di mano di
Raimondello del Balzo Orsini, Principe di Taranto, fu trasferita,
furtivamente, nel Monastero di Santa Caterina D'Alessandria a Galatina,
dove attualmente è custodita. Evidenti sono i segni delle
vicissitudini susseguitesi, poiché lo stemma civico di Gallipoli,
inciso alla base del reliquiario, è stato levigato, quasi a voler
cancellare la provenienza del Sacro Cimelio.
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La reliquia di Sant'Agata portata solennemente a Gallipoli
nell'anno 1997 |
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Oggi nel "Tesoro" della Basilica Cattedrale
di S. Agata resta solo il basamento inferiore della Reliquia, in argento e
cristallo. E' una base mistilinea del XIV sec., in cui si alternano sei
lobature con altrettante punte a bordo traforato. E' decorata da tre facce
floreali e da tre stemmi del Vescovo Alessio Zelodano. Il piede di
cristallo è innestato alla base mediante otto piccole colonne ed è
sormontato da un ricco nodo ottagonale, con otto bifore e con colonnine e
pinnacoli. I gallipolini cercarono di tornare in possesso della Sacra
Reliquia, ma nel 1494 il Re Alfonso II d' Aragona ordinò che fosse posta
sotto la custodia del Castellano di Lecce. Qualche mese prima che Carlo
VIII, Re di Francia, invadesse il Regno di Napoli, i Padri Olivetani,
succeduti ai francescani Riformati, protetti da Re Alfonso, si adoperarono
affinché la Reliquia tornasse nuovamente in S. Caterina a Galatina, dove
si trova tuttora. |