La pastorale gallipolina

Gallipoli si è sempre distinta nel vivere e custodire il proprio patrimonio, legato indissolubilmente agli eventi religiosi e culturali che si avvicendano nel corso dell’anno.

Il Natale rappresenta fortunatamente ancora oggi, in gran parte del mondo, l’attesa di una celebrazione pregna di significato religioso profondissimo: il mistero dell’incarnazione del Verbo di Dio.
Nella cultura popolare locale il Natale ha sempre avuto un proprio calendario che scandisce, in una specie di conto alla rovescia, l’avvicinarsi del 25 dicembre.

Ambasciatore eccezionale di questa celebrazione è la Pastorale Gallipolina, che apre il periodo di preparazione al Natale il 15 ottobre, memoria liturgica di S. Teresa di Gesù. Questa nenia scandisce, attraverso tappe successive, l’approssimarsi della nascita di Gesù, venendo replicata con immutato fervore il 22 novembre, memoria di S. Cecilia, il 30 novembre, festa dell’Apostolo S. Andrea, l’8 dicembre, solennità dell’Immacolata, il 13 dicembre, memoria di S. Lucia.
La Pastorale è una nenia tradizionale dolcissima di autore anonimo nel 700, di cui esistono due versioni: quella in “SOL”, eseguita nella Chiesa del Carmine da un gruppo di giovani musicisti nostri concittadini, la sera dell’11 dicembre u.s. nell’ambito dei festeggiamenti in onore di S. Lucia, e quella in “RE”, eseguita abitualmente, comprendente l’introduzione del motivo “Tu scendi dalle stelle”, composto da S. Alfonso M. dè Liguori.

La partitura originale, datata 1784, scritta, come si usava all’epoca, in chiave di violino e contralto, è completamente differente dalle versioni eseguite attualmente.

In questa composizione, alle dolci note della parte introduttiva subentra una melodia patetica e struggente, che rimanda ad un armonioso e gioioso finale, pervaso da una solennità pacata e nello stesso tempo austera.

La musicalità tipica di questa composizione pare ritmare simbolicamente le tappe principali della vita terrena di Gesù Cristo: dall’evento gaudioso della sua nascita a quello mesto della sua passione e morte, all’esplosione di esultanza per la sua gloriosa resurrezione.

La Pastorale, sempre eseguita con strumenti ad arco, a fiato, a plettro e a tastiera, penetra nell’animo dei credenti pervadendolo di struggenti sensazioni riconducenti  a dolci ricordi.

Nel Carmelo, la ricorrenza del Natale è stata sempre rallegrata da rappresentazioni poetiche composte da S. Teresa  in onore di Gesù Bambino. Tra queste, la composizione intitolata  “Nella notte di Natale”.

Biagio, mio servo, guarda giù chi canta.
Son angeli, Signora. Sì, son angeli.
E tutto il cielo di candor s’ammanta.
Vaga e palpita d’intorno
una dolce cantilena.
Biagio, ormai che si fa  giorno,
vieni e rapido mi mena
a veder la pastorella
che ha la voce così bella.
Di che luce fulgoreggia.
Donde vien questa fanciulla?
Fra l’onor di qualche reggia
ebbe certo la sua culla.
Essa è figlia dell’Eterno
e risplende in sempiterno.

Una composizione in cui, – dice Elio Pindinelli nel suo opuscolo intitolato “Il Natale nella tradizione gallipolina”, pubblicato nel dicembre 1990, – è possibile leggervi un qualche riferimento al nostro anonimo componimento musicale e alla tradizionale uscita notturna dei musicanti.

Vaga e palpita d’intorno
Una dolce cantilena
Biagio, ormai che si fa giorno.
E la cantilena la canta la pastorella che è figlia dell’Eterno e risplende in sempiterno.
E’ cantata dalla Vergine Maria al Bambino Gesù,dalla Mamma al suo Divin Figliolo, al Verbo di Dio, fattosi uomo per l’umanità.

Enzo Della Rocca