Le Confraternite e le Associazioni

 

In tutto il territorio diocesano, ed a Gallipoli in maniera particolare, l'esperienza confraternale si presenta come un fenomeno tuttora vivo e vitale, che coinvolge un alto numero di fedeli di ogni estrazione sociale e fa sentire fortemente la sua presenza non solo in occasione delle grandi ricorrenze celebrative ma anche nella vita quotidiana.
Tratto dalla prefazione di Mons. Vittorio Fusco, Vescovo di Nardò-Gallipoli, al libro CIVITAS CONFRATERNALIS -Le Confraternite a Gallipoli in età barocca, di Elio Pindinelli e Mario Cazzato, dal quale abbiamo tratto le notizie che di seguito si riportano.

 

 

Confraternita delle Anime del Purgatorio

Fu eretta canonicamente da Mons. Giovanni Montoya con decreto di conferma inserito nell'atto rogalo presso il Palazzo vescovile di Gallipoli a ministero del notaio Giovanni Sgura, il 14.4.1660.
La richiesta, sottoscritta da 32 fratelli e dal Priore Andrea Pirelli, definisce gli obblighi e le regole da osservarsi, compreso l'atto di obbedienza da darsi al Vescovo il giorno di S. Agata di ogni anno, le funzioni ed i riti sacri da rispettare, l'uso del sacco nelle processioni, il rinnovo ogni anno delle cariche "per voto e bussola secreta" alla presenza e con il rispetto delle norme comuni alle altre Confraternite e delle regole che il Vescovo avesse voluto in merito emanare.
La confraternita ottenne il regio assenso sulla fondazione, le regole in data 30.11.1662 e fu aggregata alI'Arciconfraternita della Buona Morte di Roma con decreto del Card. Francesco Barberini del 2.7.1661.
Le regole furono riformate e riformulate a cura del dr. Matteo Cuti il 12.2.1663 ed approvate canonicamente da Mons. Montoya il 29.4.1665. Furono ancora riformulate in base agli ordini emanati dal Cavalier Vargas Macciucca, delegato della Regia Giurisdizione, sulle quali venne emanato Regio assenso il 30.12.1768.
L'abito confraternale è costituito di sacco e cappuccio di colar rosso con mozzetta di colore cinerino completata da macchetta che raffigura l'Eterno Padre e le Anime del Purgatorio.
Il Consiglio di amministrazione della Confraternita è presieduto dalla Priora Concetta Di Summa

Confraternita di S. Maria di Monte Carmelo

Tra il 1660 ed il 1714, sulle volte dell'originaria chiesa della Misericordia, fu costruita una nuova cappella, con altare dedicato alla Madonna del Carmine, tela dipinta, retablo in legno scolpito ed indorato e varie statue lignee. In questa cappella risultava organata nel 1715 la congregazione omonima diretta da un Padre, un Prefetto e da due Assistenti, che avevano l'amministrazione anche della confraternita della Misericordia.
La confraternita e la congregazione di S. Maria di Monte Carmelo si fusero successivamente, unitamente alla confraternita della Misericordia, in quella dell'“Opera della Misericordia d'orazione, e morte eretta e fondata sotto il titolo della Vergine SS.ma del Carmine" , conservando l'uso dell'abito delle due confraternite.
L'oratorio, con la chiesa terranea di S. Maria della Misericordia, fu abbattuto perché pericolante nel 1836 e fu ricostruita, e consacrata 2 anni dopo, l'attuale chiesa, in cui tuttora è congregata la confraternita.

L'abito confratemale è costituito da sacco e cappuccio di tela bianca, mozzetta di seta bianca, e sotto questa lo scapolare".
Il Consiglio di amministrazione della Confraternita è attualmente presieduto dal Priore Aldo Cavalera.

Confraternita del SS.mo Crocefisso

Questa congregazione risulta istituita da mons. de Rueda il 27.4.1642. Era organata in una cappella nelle vicinanze della confraternita di Santa Maria del Cassopo, come ci attesta la visita di Mons. Massa del 1653 (e.72), su quel tratto del bastione di S. Francesco d'Assisi in cui un tempo erano state erette le cappelle di S. Maria della Nova, di San Salvatore e della Madonna della Fascioteca. (Cappelle queste tutte "minate" per la violenza del mare).
E' certo che la furia del mare rovinò la cappella del Crocefisso costringendo la congregazione a trasferirsi in S. Angelo, dove i "sodales" stettero fino al 1751. In quell'anno, presumibilmente, fu terminata la fabbrica del nuovo Oratorio e aperta al culto la chiesa, a lato del monastero dei Domenicani, realizzata da Ortenzio Preite su disegni di Carlo Multò, tenente di artiglieria presso il regio Castello dì Gallipoli.
Vent'anni dopo la congregazione riformulò l'antico statuto, provvisto di regio assenso il 9.6.1777, che risulta così epigrafato: "Regole da osservarsi dadi fratelli mastri bottari congregati sotto il titolo del SS.mo Crocefisso e sotto l'insegna del Santo Angelo Custode della Città di Gallipoli".

L'abito confraternale è costituito da saio rosso, mozzetta celeste e cappuccio rosso.
Il Consiglio di amministrazione della Confraternita è attualmente presieduto dal Priore Francesco Zacà.

Confraternita di S. Maria del Cassopo

II 20 aprile 1647 "cum assentii Ill.mi Epi De Rueda", con atto rogato da notar Pietro Bottari, risulta costituita la confraternita di S. Maria del Cassopo "aliter ad Nives".
La confraternita riformulò le nuove regole ed ebbe il regio assenso anche sulla fondazione il 14.7.1777. La cappella del Cassopo aveva subito nel tempo le ingiurie del mare che aveva devastato più volte il possente bastione di S. Francesco, minando gravemente le fondamenta della Chiesa. Alla fine del '600 lo stesso Micetti annotava: "...è stata due volte ingrandita e modernata a segno tale che non conserva più la sua antica forma". Nonostante fosse stata ancora restaurata e rinsaldata nelle fondamenta nel 1786, dopo pochi anni la struttura muraria aveva di nuovo dato evidenti segni di cedimento, motivo per cui la confraternita fu trasferita provvisoriamente presso la cappella di S. Giovanni Battista. Avevano in animo, i confratelli, di ricostruire l'antica cappella sullo stesso bastione di S. Francesco e abbattuta la vecchia ottennero anche, il 14.2.1804, il regio assenso alla sua riedificazione. Le leggi di soppressione degli ordini contemplativi emanate da Murat nel 1809, bloccarono ogni iniziativa e con decreto del 21.4.1813 la confraternita ottenne in concessione la chiesa ex conventuale dei Paolotti, dove tuttora risulta organata.

L'abito confraternale è costituito da camice e cappuccio di colore grigio azzurrino, cordone e mozzetta amaranto con le macchette della Madonna della Neve e della Pietà.
Il Consiglio di amministrazione della Confraternita è attualmente presieduto dal Priore Lucio Zacà.

Confraternita di S. Maria degli Angeli

Frammentarie risultano le notizie d'archivio relative alla congregazione che mons. Filomarini attesta essere stata istituita da Mons. Montoya. La presenza di una confraternita sotto lo stesso titolo, organata assieme alla congregazione nell'Oratorio e Chiesa degli Angeli, è pure confermata dallo stesso Fìlomarini. E' questa la stessa Chiesa innalzata, tra il 1662 ed il 1665, lungo il periplo murario tra S. Francesco ed i Domenicani e che esibisce al frontespizio una luminosa maiolica raffigurante la Madonna degli Angeli, sullo sfondo del faro dell'isola di S. Andrea e degli scogli del Campo e dei Piccioni.
La confraternita degli Angeli riformulò le regole "da osservarsi da F.lli Foresi, Artisti, e pescatori congregati... sotto il titolo di S. Maria degli Angioli" devoti alla Madonna, a S. Giuseppe, S. Giovanni Battista, S. Andrea e S. Isidoro, ottenendone l'assenso regio il 27.6.1769.

L'abito confraternale è costituito da sacco e cappuccio di tela bianca, cordone dì colore azzurro, mazzetta celeste con macchetta che raffigura la Vergine Regina degli Angeli.
Il Consiglio di amministrazione della Confraternita è attualmente presieduto dal Priore Giuseppe Capoti .

Confraternita di S.Maria della Purità

La particolare venerazione per la Madonna della Purità fu introdotta in Gallipoli attorno al 1662 sull'esempio del culto romano istituito ad opera del Prefetto dell'Annona pubblica, Mons. Lazzaro Pallavicino, il quale, in occasione della grave penuria di cereali che colpì la città di Roma nel 1648, impetrò dalla Vergine la grazia di un buon raccolto, votandosi ad una solennissima festa di ringraziamento.
Il dipinto della Madonna della Purità di Gallipoli, dovuto al pennello di Luca Giordano, è chiaro sintomo della derivazione romana intravedendosi chiaramente in basso il cupolone e la sagoma della chiesa teatina di S. Andrea della Valle.
Promotore dovette essere senz'altro mons. Montoya, che non risulta essere stato un Teatino. D'altra parte fu lo stesso vescovo, di cui egli lasciò nota nei codicilli testamentari del 1666, a far stampare alcune immagini, a Napoli, della Madonna della Purità per la venerazione dei Gallipolini.
La congregazione risulta eretta tra il 1662 ed il 1665 sulle regole dettate dallo stesso Mons. Montoya. In quegli anni fu certamente realizzato l'attuale oratorio a navata unica, con cantoria in muratura sul controprospetto e nei cui sottarchi furono dipinti a fresco i quattro Evangelisti.
Fu successivamente ampliata l'aula e costruito il nuovo altare marmoreo alla romana. L'intervento decorativo di numerosi artisti e maestranze fanno oggi di questo Oratorio confraternale il simbolo, con la Cattedrale, di un barocco alla gallipolina, che fu un modo di esprimersi nel contesto della più vasta e coinvolgente esperienza barocca salentina, esaltando ed apprezzando quei materiali alternativi alla pietra leccese, di maggiore e migliore praticabilità, quali furono gli intagli in legno, la decorazione pittorica, i marmi e le maioliche.
L'abito confraternale risulta composto da tunica e cappuccio di tela bianca, cordone rosso, mozzetta giallina orlata di rosso con macchetta di Maria SS. ma della Purità e S. Cristina.
Il Consiglio di amministrazione della Confraternita è attualmente presieduto dal Priore Cosimo Maggio.

Confraternita del SS.mo Rosario

II Vicario Generale D. Giovanni Battista Dionisio, che eseguì la visita in assenza di mons. Capece il 21.6.1600, annotò che la confraternita era organata nella Chiesa dei Domenicani. Da questa visita pastorale si evince che la costituzione della confraternita fu fatta tra il 1570 ed il 1571 per concessione ed autorità dei Padri Domenicani, evidentemente sulla scorta della Costituzione "Dum ineffabìlìa" di Papa Si-sto V che dava ai Domenicani la facoltà di erigere Confraternite sotto il titolo del SS.mo Rosario. Nel 1605 abbattuta la cappella di Silvio Nanni, Mobilio Lachibari venne incaricato della ricostruzione della nuova cappella confraternale.
Il 29.8.1687, con atto del notaio P. P. Senape, fu ricostituita la confraternita a cura di Don Giuseppe della Cueva, avendo avuto la concessione di organarla nella sacrestia della chiesa dei Domenicani. Fu costruito, quindi, un nuovo oratorio, all'interno del chiostro nei locali della vecchia sacrestia, dove la fratellanza operò fino al 1900, anno in cui sopravvenne la cessione, a favore della confraternita, della chiesa ex conventuale di S. Domenico. Le regole furono riformulate nel 1768 e la confraternita ottenne il regio Assenso anche sull'erezione il 30.12.1768. Poi abrogate e sostituite da Mons. Margiotta il 28.12.1937.

Abito confraternale è costituito dal sacco con il cappuccio di tela bianca, il cordone pure bianco con un lungo rosario, la mozzetta nera con la effigie della Madonna di Pompei.
Il Consiglio di amministrazione della Confraternita è attualmente presieduto dalla Priora Maria Rosaria Solidoro.

Confraternita dell'Immacolata Concezione

La confraternita dell'Immacolata Concezione risulta attestata la prima volta nella visita pastorale di mons. Capace il 16.6.1600 e organata nell'altare dell'Immacolata nella chiesa dei Francescani Riformati, Priore Carlo Calò.
Questa confraternita, nel 1720, ottenne dai frati del convento due cameroni nel Chiostro che furono convertiti ad uso di Oratorio, con le regole dettate da Padre Serafino da Parabita. Ne fu primo Priore il nobile Francesco Coppola, devoto dell'Immacolata, eletto quell'anno anche General Sindaco della città. Nel 1767 i frati di S. Francesco accolsero la richiesta avanzata dalla confraternita di avere in concessione "un loro piccolo giardino sito dentro il convento suddetto ch'è nella parte del levante dello stesso per poterci ivi li fratelli suddetti riedificare un oratorio più capace e spazioso".
Se ne stipulò l'atto davanti al notaio Giuseppe Piccioli di Gallipoli 1'8.7.1767.
Quello stesso anno furono rifatte le regole a cura del Padre rettore frate Bonaventura da Lama, che ottennero il regio assenso in data 30.7.1768. Il nuovo oratorio aveva l'accesso dal chiostro del convento e tale rimase fino alla soppressione degli ordini religiosi. Se ne evitò l'incameramento ai beni dello Stato demolendo, nel 1864, il muro di cinta del convento e costruendo in frontespizio all'altare due porte d'ingresso su di un piccolo atrio scoperto che dava sulla via Genuino, oggi Pasca Raimondo.

L'abito confraternale è costituito da sacco e cappuccio di colore marrone, mozzetta di seta celeste con macchette dell'Immacolata e dei simboli dell'ordine francescano.
Il Consiglio di amministrazione della Confraternita è attualmente presieduto dalla Priora Lucia De Rosa

 Confraternita di S. Giuseppe

La cappella di S. Giuseppe risulta eretta sul luogo in cui Mons. Cybo nel 1600 trovò la cappella di S. Elia "discopertam et quo tegmine inferiore cecidit in totum", motivo per cui quel vescovo ne aveva sequestrato le rendite, con l'ordine di svincolarle solo per l'esecuzione delle riparazioni necessarie.
Priva di beni immobili e di censi, la confraternita era stata amministrata nella prima metà del XVIII secolo dai Confratelli dell'Immacolata Concezione che il giorno di San Giuseppe di ogni anno ne eleggevano il Priore. Nel 1887, il Vescovo di Gallipoli, mons. Enrico Carfagnini, con decreto del 22 novembre, riaprì l'antica Chiesa confraternale, ricostituendone la confraternita, che dotò di un nuovo statuto da applicare alla scadenza dei successivi tre anni, riservandosi nel frattempo la nomina del Priore e degli Amministratori e confermando infine l'uso dell'antico abito confraternale.
A seguito della legge 7.7.1866 di soppressione degli ordini religiosi, la Chiesa ex conventuale delle Clarisse venne concessa dal Demanio al Comune di Gallipoli con l'obbligo di garantirne l'esercizio del culto. Il 29 marzo 1904 lo stesso Comune concessionario cedette, con atto pubblico del 29.3.1906, la Chiesa alla confraternita di S. Giuseppe che ne prese possesso il successivo 30 ottobre. In essa furono montati gli stalli confraternali in legno al di sotto della cantoria, costruita nell'ottobre del 1907.
L'abito confraternale è costituito da camice e cappuccio bianco con mozzetta di tela gialla con bordino di colore violaceo sulla quale sono applicate le macchette di S. Giuseppe e dei Santi Apostoli Pietro e Paolo.
Il Consiglio di amministrazione della Confraternita è attualmente presieduto dal Priore Giovanni Buccarella.

L'Associazione San Luigi Gonzaga

Nell'anno 1742, il Vescovo Mons. Antonio Maria Piscatori invitata a Gallipoli i Padri della Compagnia di Gesù per la predicazione della Missione. Tra questi vi era Padre Onofrio Paradiso, il quale fondò il Conservatorio di San Luigi Gonzaga, al fine di ospitare le giovani povere ed in seguito, nel 1755, venne edificata l'annessa Chiesa di San Luigi. Il complesso architettonico, nel corso dei secoli XIX e XX, ha subito varie trasformazioni, che ne hanno notevolmente modificato l'aspetto originario. Anticamente era provvista di tre altari e di un organo a canne.
Attualmente, la Chiesa presenta la fiancata destra, prospiciente via San Luigi, aperta dall'unico portale d'ingresso, con trabeazione modanata poggiante su mensole a volute e da un accenno di timpano spezzato ad ali curve, L'interno, ad unica navata, è coperto da volta a crociera unghiata. Un arcone, a pieno centro, immette al presbiterio, coperto da volta a spigolo.
Agii inizi del XX secolo, il Vescovo Mons. Gaetano Muller si adoperò affinchè tale istituzione migliorasse spiritualmente e socialmente.
Per questo fece venire a Gallipoli le Figlie della Carità le quali, nello spirito del carisma vincenziano, hanno sempre sostenuto i bisogni e alleggerito le miserie della povertà a quei tempi dilagante.
Nello stesso periodo, un gruppo di laici cooperava con le Figlie della Carità nell'organizzazione della festa di S, Luigi, prendendo il nome di Deputazione di S. Luigi Gonzaga.
Il 10 giugno 1949, un'apposita convenzione stipulata tra il Presidente della Deputazione, la Superiore delle Figlie della Carità e l'Autorità Ecclesiastica, stabiliva che la stessa Deputazione avrebbe provveduto alle spese di culto per !a festa in onore del Santo, la cui statua lignea settecentesca è venerata con devozione dai fedeli.
Nel corso dell'anno liturgico, oltre alla solennità del Santo titolare, viene commemorata l'Apparizione della Vergine Ss.ma Immacolata della Medaglia Miracolosa e la Santa Martire Cecilia.
Agli inizi degli anni sessanta del secolo scorso, il giorno della festa di S. Luigi, un corto circuito nell'impianto elettrico provocava un incendio danneggiando notevolmente la Chiesa, ìa quale veniva sottoposta a restauro, con il conseguente abbattimento dell'altare maggiore in marmo, sostituito dalla mensa sacrificale prevista dalle norme liturgiche emanate dal Concilio Vaticano II.
Nella meta degli anni sessanta del secolo scorso, su disposizione della Casa Generalizia, le Figlie della Carità hanno abbandonato Gallipli lasciando un grato ricordo nella memoria di tutti, per il bene sempre profuso.
Attualmente la Chiesa è retta dall'Associazione Cattolica S. Luigi Gonzaga, riconosciuta da S.E. Mons. Domenico Caliandro con decreto del 21 luglio 2004. Ne è presidente Aldo Cavalera.

L'Associazione Santi Medici

Riuscire a fornire notizie storiche certe riguardo la chiesa che la pietà popolare, vuole dedicata ai Santi Cosima e Damiano, è quanto mai difficoltoso a causa di un incendio avvenuto nei primissimi anni dell'ottocento che, oltre a distruggere l'Aula liturgica con tutte le sue suppellettili, ha altresì incenerito l'archivio storico della stessa. La chiesa attuale fu edificata nel 1836, dai fratelli Gattono, Sebastiano e Vito De Vittorio, su commissione del Canonico Don Luigi Cataldi sullo stesso suolo su cui sorgeva la chiesa di S. Giovanni Battista; si riscontra infatti dalle Visite Pastorali dei Vescovi del '500 - '600 - '700 - '800, come esistesse una chiesa dedicata al Precursore di Cristo, sede di un'Arciconfraternita (saio e cappuccio bianchi e mozzetta color marroncino) anch'essa a lui dedicata, cosi come anche la via, tuttora esistente, nelle immediate vicinanze.
L'odierno tempio, riaperto ai culto nel 1868 da Sua Bcc. Mons. Valerio Laspro, è sede dell'Associazione Cattolica intitolata ai Santi Martiri Cosma e Damiano, medici di origine orientale, la cui venerazione è molto profonda e sentita dalla nostra gente che ha sperimentato in numerose circostanze la loro valevole protezione.
L'esterno è dì una semplice eleganza tipicamente neoclassica, con un unico portale sormontato da una pensilina tufignea, decorata con una croce latina; ai lati del portale si trovano le due edicole votive, in gesso, raffiguranti l'una i Ss. Medici e l'altra S. Giovanni Battista; da ricordare è infine il campanile a vela, fornito di due campane.
L'interno, a navata unica, rappresenta il classico stile dell'Oratorio ottocentesco dì piccole dimensioni con al centro l'altare, anch'esso in pietra tufignea, dove si trova un quadro ad olio raffigurante i Ss. Cosma e Damiano, di autore ignoto.
Tuttavia, in un manoscritto conservato presso il Sac. Sebastiano Verona, si legge quanto segue: " A 22 Settembre 1863 fu benedetta la nuova chiesa dei Ss. Cosma e Damiano"; a matita, aggiunto, si legge: "il quadro ad olio dell'altare, fatto da Luigi Consiglio". È chiaro che il termine "fatto" si riferisce esclusivamente al donatore, poiché non risulta che a Gallipoli sia mai esistito un pittore Consiglio.
Il suddetto quadro è sormontato da un'altra tela raffigurante S. Giovanni Battista, con ai piedi un confratello orante incappucciato, pregevole opera del Catalano. Le pareti laterali sono arricchite da altre quattro tele ad olio raffiguranti: l'Annunciazione (anch'essa del Catalano), la Sacra Famiglia con San Giovannino, San Gerolamo penitente, il Sacrificio di Isacco.
Nel 1922 sono state modellate le due nicchie contenenti i simulacri in cartapesta dei Ss. Cosma e Damiano.
Particolarmente espressivi sono i due bassorilievi, anch'essi in cartapesta, raffiguranti i volti del Cristo coronato di spine e della Vergine Addolorata, situati uno di fronte all'altro al centro della chiesa, opera dei gali i poi in i Pantile e Scorrano. Di notevole rilievo è anche l'affresco secentesco raffigurante il volto dell'Eterno Padre, rinvenuto durante i lavori di manutenzione a lato del Presbiterio, che risale alla chiesa primitiva. Recenti sono invece, il simulacro raffigurante S. Gabriele dell'Addolorata e la statua di S. Giovanni Battista.
Da ricordare, è, infine, il Crocefisso della Pietà, una sorta di edicola votiva in legno, pregevole opera del maestro A. De Lucrezi, situata sotto il vecchio pulpito.
Nel controprospetto è da notare l'organo ottocentesco.



La Chiesetta di San Giuseppe (via Zacheo)

La Chiesa di S. Giuseppe, edificata nella prima metà del XVII secolo sulle rovine di un preesistente luogo di culto dedicato al S. Profeta Elia, si trova in Via Zacheo.
Dalle fonti storiche risulta inserita nella Visita Pastorale tenuta nel 1660 dal Vescovo di Gallipoli Mons. Giovanni Montoja de Cardona, il quale, il 19 aprile 1662 vi istituì la Confraternita di S. Giuseppe e della Buona Morte che con il passare del tempo si estinse.
Dietro domanda di alcuni devoti, fu ricostituita da Mons. Enrico Carfagnini, con atto dell’11 dicembre 1887. E’ da sottolineare che fino a quando non si eresse la nuova Confraternita, cioè fino al 1887, la Congrega del Ss.mo Crocefisso eleggeva ogni anno un Priore il quale, a sue spese, solennizzava la festa del Patriarca S. Giuseppe.
Il 30 ottobre 1904 la Confraternita lasciava questo piccolo Oratorio e si trasferiva nella Chiesa dell’ex Monastero delle Clarisse, dove attualmente officia.
L’interno è costituito da un’unica aula, ed è coperto da una volta a botte, lunettata con decorazioni in stucco e medaglioni raffiguranti S. Elisabetta, S. Giovanni Battista, la Vergine Maria, Gesù Bambino, S. Anna e S. Gioacchino.
Le pareti laterali sono articolate da paraste reggenti una trabeazione e intervallate da due arconi per parte. Un arcone immette al presbiterio, coperto da volta lunettata con decorazioni in stucco come le pareti laterali.
L’altare in pietra policroma è sovrastato da una pala di autore ignoto raffigurante S. Giuseppe con Gesù Bambino (mt. 2,13 x mt.1,60).
Sotto la mensa, un ovale dipinto su tela raffigura il transito del Santo, mentre sui capitelli delle colonne lapidee sono collocate due statue.
Durante i recenti lavori di consolidamento e di restauro, è stato portato alla luce l’originario portale centrale e le fondamenta riferite all’ingresso della vecchia chiesa.
Il 23 dicembre dell’anno 2003 l’Oratorio di S. Giuseppe, riportato all’antico splendore, è stato riaperto al culto con una solenne Celebrazione Eucaristica presieduta da S. E. Mons. Domenico Caliandro.