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Le tele della sacrestia

Al ricco ornamento pittorico sinora rivisitato e descritto che – come osserva l’illustre studioso don Sebastiano Verona – “…impreziosisce la Chiesa Cattedrale di Gallipoli, rendendola per davvero una colossale opera d’arte.. “ bisogna aggiungere altre tele che ornano la sacrestia, la cui costruzione, postuma rispetto al progetto di G. B. Genuino, è decorata con una fascia di trabeazione a triglifi che corre tutt’intorno alle pareti.

 Sulla sinistra, si succedono le tele che rappresentano i Santi Eligio e Menna con la Madonna della Madia. 

In basso, a destra, è raffigurato S. Eligio in abiti pontificali e, a sinistra, S. Menna che viene torturato con le fiamme entrambi volgono lo sguardo verso la Madonna che, assisa sulle nuvole, viene incoronata dagli Angeli. Al centro, e una rara panoramica di Gallipoli che si sviluppa da Est ad Ovest;  in basso, lungo la cimasa si legge “A.D. 1617- Sub Rect. EArch. Johan Domm. Gallipolitano”, una iscrizione che, se pure non sufficientemente chiara, induce ad attribuire la paternità del dipinto a Gian Domenico Catalano.

La Vergine con il Bambino e S. Anna, di autore ignoto e di non elevato valore artistico.

La presentazione di Maria al Tempio, copia dell’analoga tela che è sulla porta che dall’interno della Cattedrale immette nella sacrestia e della quale abbiamo già detto. Sulla parete di fronte sono sistemati

La Vergine Addolorata con la Croce, un dipinto piuttosto pesante per schema compositivo e per il prevalere delle tinte opache, oltre che per un certo stile di maniera.

Venne eseguito da un artista leccese di nome Tempesta, dietro ordinazione di Mons. Giove.

L’Immacolata con S. Agata e S. Leonardo, la tela è copia di quella che orna l’altare omonimo nella navata destra della Cattedrale ed è attribuita al cappuccino Facis  (il Verona  ipotizza la paternità del dipinto ad un artista del casato Genuino). Rivela una fattura nell’ insieme accettabile e per schema compositivo e per i tratti delicati del volto della Vergine e di S. Agata.

Affreschi raffiguranti lo stemma di Papa Alessandro VII, della Real casa d’Austria di Spagna e Sicilia e del Vicerè Pietr’Antonio d’Aragona, Duca Segorbe e Cardona – Sec. XVII