LA SETTIMANA SANTA A GALLIPOLI

Tra le tante tradizioni che scandiscono a Gallipoli il frettoloso correre del tempo e l'incessante succedersi delle stagioni, quelle riguardanti il periodo quaresimale, che culminano nella "Hebdomada Major" (Settimana Santa) rivestono un 'importanza particolare, non solo perché ricordano e rivivono usi e costumanze del tempo che fu, ma anche perché, ancora oggi, testimoniano la coscienza di un popolo che, malgrado tutto, quotidianamente, con la fede e la devozione confronta la propria vita, tanto da identificare le frustrazioni sociali e le sofferenze proprie e familiari, con la passione e la morte dell'Uomo-Dio. Ed è così che, custodendo gelosamente le ataviche tradizioni, la "Bella Città” con il volto rigato da lacrime e salsedine, sale sul colle dell'Ucciso, ammantata di fede, in una resurrezione sociale e morale.

IL VENERDI’ DELL’ADDOLORATA

Tra le tante tradizioni che scandiscono a Gallipoli il frettoloso correre del tempo e l'incessante succedersi delle stagioni, quelle riguardanti il periodo quaresimale, che culminano nella "Hebdomada Major" (Settimana Santa) rivestono un 'importanza particolare, non solo perché ricordano e rivivono usi e costumanze del tempo che fu, ma anche perché, ancora oggi, testimoniano la coscienza di un popolo che, malgrado tutto, quotidianamente, con la fede e la devozione confronta la propria vita, tanto da identificare le frustrazioni sociali e le sofferenze proprie e familiari, con la passione e la morte dell'Uomo-Dio. Ed è così che, custodendo gelosamente le ataviche tradizioni, la "Bella Città” con il volto rigato da lacrime e salsedine, sale sul colle dell'Ucciso, ammantata di fede, in una resurrezione sociale e morale.

É il venerdì precedente la Domenica delle Palme; potremmo definirla, paradossalmente, il giorno "più atteso e più bello" dell'anno, perché, nella considerazione e sublimazione del dolore della Donna più Santa, la nostra gente si esalta, si nobilita, genera propositi di bene, di perdono, di amore.

Un tempo le donne gallipoline indossavano il nero del lutto per riporlo il Sabato Santo allo scampanio della Risurrezione. Oggi è tutta una folla che, commossa, visita l'Addolorata nella Chiesa del Carmine, partecipa ai Sacri Riti che vi si alternano continuamente e segue, piangendo e recitando le tradizionali "mille Ave Maria", la processione.

Questa inizia, partendo dalla chiesa suddetta, a mezzogiorno, preceduta dall'araldo che suona la tromba lamentosa e dal tamburino che fa vibrare il suo timpano, quasi a voler riprodurre il lamento ed il singhiozzo accorato della Madonna che percorre le strade alla ricerca del Figlio perseguitato e tormentato.

La processione è composta di "confratelli" che vestono sacco, mozzetta e cappuccio nerissimi recando, quasi con marmorea staticità, grandi torce di cera. La statua che rappresenta la Vergine Maria, vestita con abito di seta nero, riccamente ricamato in oro, viene portata a spalla da devoti, che si alternano. Seguono i sacerdoti che, sotto il pallio, innalzano il Santo Legno della Croce, ed una lunghissima schiera di devote oranti e vestite in gramaglia.

La processione percorre sino a tarda sera le strade della città, sostando prima nella Basilica Cattedrale, gremitissima di gente, che partecipa al Sacro Rito presieduto dal Vescovo, ed assiste all'esecuzione dell'oratorio sacro denominato la "Frottola", o dello STABAT MATER, composizione musicale con accompagnamento di canto quanto mai suggestivo ed intimamente penetrante.

Quest'assieme di tonalità tenui, di mormorii leggeri, di adagi lenti, di prevalenti accenni di melodie che tosto svaniscono e poi ritornano e sembrano uguali e pur diverse, giustificano il tradizionale termine di "Frottola", composizione di genere popolaresco, cimelio musicale di scuola settecentesca. La grande orchestra ed il coro di voci bianche infondono un carattere particolare di totale partecipazione ascetica.

Al rientro dal Borgo si unisce alla Confraternita della Misericordia quella di Santa Maria della Neve per il tradizionale "ssuppiju". I "cassobbi" (cioè i confratelli di Santa Maria della Neve) dirigono la processione che sosta nella loro Chiesa per il canto dello Stabat (in gregoriano) e la preghiera di rito.Toccante è la benedizione, dai bastioni della cinta muraria che sovrasta il porto, dei navigli, dei naviganti e, in genere, del mare mentre le sirene dei natanti all'ancora plorano lamentosi, penetranti, come richiesta di continuo soccorso e protezione! La statua della Vergine viene rivolta verso il mare, mentre il Sacerdote, lo benedice!

IL GIOVEDI’ SANTO

Oggi, Giovedì Santo, la liturgia, dopo la commemorazione del mistero della Istituzione dell'Eucaristia, prevede che le Specie Eucaristiche vengano riposte, per l'adorazione dei fedeli, in un Ciborio, riccamente addobbato con damaschi, fimi e luci. "Ab immemorabili" questo Ciborio viene chiamato, anche se impropriamente, "Sepolcro".

All'ora del tramonto, soprattutto le vie del centro storico si animano di popolo che peregrina nelle numerose chiese per adorare l'Eucaristia. Caratteristico è il pellegrinaggio delle varie Confraternite.

Uno squillo di tromba, lento e sofferto come lamento, cui fanno melanconica eco il rauco sussulto del tamburo rullante e l'atono stridìo della "trozzula", si spande per le orientaleggianti strade del Centro Storico, entra per le socchiuse porte delle case antiche, dal perenne profumo di salsedine, interrompe l'interessato viavai della gente o il garrulo vociare dei bimbi.

Poi!?!, ecco gli "incappucciati" che processionalmente, a passo lento e grave, si recano a visitare, in orari distinti, i "Sepolcri", allestiti nelle parrocchie e chiese cittadine, per adorare il Grande Mistero Eucaristico.

Gli "incappucciati" o "mai", come vengono chiamati, appartengono alle Confraternite locali, reliquie delle medioevali corporazioni di arti e mestieri.

Le Confraternite sono tante: dei muratori, dei sarti, dei pescatori, degli scaricatori del porto o "bastaggi", dei fabbri, dei bottai, dei falegnami, dei calzolai e, anche, dei nobili.

Ognuna di queste Confraternite ha una chiesa propria e una propria "divisa". Solo tre Confraternite, come è dalla tradizione e dalla storia, aggiungono al saio, alla mozzetta ed al cappuccio il cappello dalle larghe falde e il bordone da pellegrino: quella di Santa Maria della Neve e S. Francesco di Paola, quella della Misericordia e quella della Santissima Trinità.

E, suscitando ricordi di remoti tempi e generando meraviglia, stupore e fede, vanno gli "incappucciati" sul far della sera o nel cuore della notte del Giovedì Santo e alle prime luci dell'alba o al pallido sole del vespro incipiente del Venerdì seguente, prima che, con la Solenne Azione Liturgica, il Popolo Santo, riunito, ricordi e rinnovi la tragedia del Golgota.

IL VENERDI’ SANTO

Anticamente era la sola Confraternita del Ss.mo Crocifisso (quella dei bottai) ad avere l'onore di portare, processionalmente per le vie della Città, la lignea statua di Cristo Morto (Urnia) e quella della Vergine Addolorata.

Oggi, dopo la riforma del calendario liturgico, sono due le Confraternite che, nel vespro del Venerdì Santo, dopo l'Azione Liturgica propria del giorno, processionalmente, per le vie del Centro Storico e del Borgo, con enorme affluenza di popolo, organizzano e conducono questa manifestazione devozionale: la Confraternita del SS.mo Crocifisso e quella di Santa Maria degli Angeli (o dei pescatori), che porta la statua della Vergine Addolorata.

Da qualche anno, alle due tradizionali statue, la Confraternita del Ss.mo Crocifisso ne ha aggiunte altre cinque, opera di valenti maestri cartapestai, raffiguranti diverse posizioni di Gesù durante la Passione: l'agonia dello Getsemani, la Flagellazione, l'Ecce Homo, Cristo con la Croce, la Crocifissione. Al suono della tromba e al rullio del tamburo, si snoda il pio pellegrinaggio preceduto dalla "Croce dei Misteri".

Seguono i Confratelli del Crocifisso, dal saio e cappuccio rossi e dalla mozzetta celeste; hanno sul capo una corona di spine e, nel portamento, denotano l'immagine del Cristo sofferente. Le statue dei "Misteri" procedono in questa lunga "sfilata" di confratelli fino alla "grande" Tomba, addobbata di fiori. La pesante "macchina" è portata sulle spalle da giovani che, si alternano ordinatamente.

Segue immediatamente la Confraternita di Santa Maria degli Angeli, i cui confratelli, dal saio e dal cappuccio bianchi e dalla mozzetta azzurra, portano pesanti ceri. E dietro la statua della Vergine Addolorata, anche questa portata a spalla, una folla di devoti che prega e canta gli inni della Passione.

La processione si ritira intorno alla mezzanotte, dopo che, al rientro, il Sacerdote benedice con il Sacro Legno della Croce il mare, dal parapetto murario antistante le due Chiese, del Crocifisso e degli Angeli.

IL SABATO SANTO

È l'ultima manifestazione quaresimale pubblica della religiosità popolare: la processione della Desolata!

Sul far dell'alba, dopo aver trascorso la notte nella meditazione dei dolori della Vergine, la Confraternita di Santa Maria della Purità (o dei "bastaggi") porta processionalmente per le strade di Gallipoli la statua di Cristo Morto e della Vergine Desolata.

Il silenzio della notte è, come d'incanto, rotto dal suono lamentoso della tromba e dal rullio del tamburo.

E vanno i confratelli, dal saio e cappuccio bianco e dalla mozzetta gialla color paglierino, con il capo sommesso in un profondo silenzio, mentre le porte delle case si spalancano, si accendono le finestre dei balconi ed i bimbi sul braccio della madre, sonnacchiosi, ammirano il lento procedere, dal senso profondamente misterioso, che rimarrà impresso nella loro mente per tutta la vita.

Il chiarore dell'alba e la tremula luce del sole che sorge, aggiungono al mistero dell'uomo la meraviglia della natura.

La statua di Cristo Morto è adagiata in un'Urna coperta d'oro zecchino e dietro, portata a spalla, la magnifica statua settecentesca della Desolata. Sta la Vergine seduta ai piedi della Croce, coperta dal manto nero come la morte e dal suo impareggiabile volto di dolore sgorgano le lagrime del lutto per la morte del Figlio.

Il Sacerdote che indossa il piviale rosso e che regge la reliquia della croce, dirige la preghiera che tutto un popolo commosso innalza al cielo.

Il momento più toccante della processione è al rientro dal Borgo, quando, dinanzi al ponte seicentesco, altra folla si unisce per l'ultimo tratto del pellegrinaggio, che si conclude sulla spianata della Purità con la consueta benedizione